Ingresso libero
Barbati Gallery presenta ventisette opere di Mimi Lauter, realizzate tra il 2024 e il 2025. La pratica dell’artista si fonda sul colore come medium autonomo e generativo. Applicato con pastelli morbidi e a olio, il colore definisce sia l’architettura che la profondità delle composizioni, creando un ritmo visivo che oscilla tra la prospettiva e la giustapposizione.
Volti, pittogrammi e figure emergono da questi densi strati cromatici, sospesi tra tenerezza e inquietudine. La densità materica, a tratti simile a gesso o pietra scolpita, evoca una dimensione ancestrale, richiamando vedute aeree di rovine e fondamenta antiche. Spesso, il colore si organizza in motivi decorativi che generano cornici interne, conferendo all’opera una struttura ieratica e meta-pittorica, dove la ripetizione del gesto assume un valore rituale.
Chi osserva potrà riconoscere echi della storia dell’arte, da Odilon Redon e Cy Twombly a Pierre Bonnard, ma è altrettanto pertinente evocare l’eredità del graffitismo nordamericano degli anni Ottanta, da cui Lauter riprende sottilmente il senso di stratificazione visiva e l’horror vacui, in sintonia con la sensibilità contemporanea. Ogni dipinto diventa così un contenitore di esperienze profonde — pastorali e urbane, gioiose, traumatiche e dolorose — che offrono allo spettatore un universo emotivo denso, in bilico tra vulnerabilità e incanto.
Ingresso libero
Barbati Gallery presenta ventisette opere di Mimi Lauter, realizzate tra il 2024 e il 2025. La pratica dell’artista si fonda sul colore come medium autonomo e generativo. Applicato con pastelli morbidi e a olio, il colore definisce sia l’architettura che la profondità delle composizioni, creando un ritmo visivo che oscilla tra la prospettiva e la giustapposizione.
Volti, pittogrammi e figure emergono da questi densi strati cromatici, sospesi tra tenerezza e inquietudine. La densità materica, a tratti simile a gesso o pietra scolpita, evoca una dimensione ancestrale, richiamando vedute aeree di rovine e fondamenta antiche. Spesso, il colore si organizza in motivi decorativi che generano cornici interne, conferendo all’opera una struttura ieratica e meta-pittorica, dove la ripetizione del gesto assume un valore rituale.
Chi osserva potrà riconoscere echi della storia dell’arte, da Odilon Redon e Cy Twombly a Pierre Bonnard, ma è altrettanto pertinente evocare l’eredità del graffitismo nordamericano degli anni Ottanta, da cui Lauter riprende sottilmente il senso di stratificazione visiva e l’horror vacui, in sintonia con la sensibilità contemporanea. Ogni dipinto diventa così un contenitore di esperienze profonde — pastorali e urbane, gioiose, traumatiche e dolorose — che offrono allo spettatore un universo emotivo denso, in bilico tra vulnerabilità e incanto.