Ingresso libero
Sull’onda del libro Antigone e il legame di fratellanza di Mena Mitrano – presentato dall’autrice alla galleria Visioni Altre nell’ottobre 2024 – ha preso forma una mostra collettiva che invita gli artisti a confrontarsi con il mito dell’eroina classica.
Il lutto familiare di Antigone, consumatosi nella polis del V secolo a.C., risuona ancora oggi per la sua capacità di toccare temi universali e attuali: la difficoltà per le donne di far sentire la propria voce, il problema della giustizia e il desiderio di una società più equa, fondata su un ideale di fratellanza piuttosto che di dominio.
Le opere in mostra nascono da una riflessione su questi interrogativi, rapportati alla contemporaneità, nella consapevolezza che il progresso tecnologico non corrisponde necessariamente a un miglioramento delle condizioni di vita. Il mito di Antigone diventa così uno specchio per interrogare le disuguaglianze ancora presenti – etniche, sociali, di genere, di orientamento – e per mettere in discussione l’idea che “progresso” significhi sempre “benessere”.
A legare idealmente le opere è anche un vincolo tecnico: ciascun artista ha inserito nella propria creazione un disco in vinile – 33, 45 o 78 giri – simbolo di un passato analogico, carico di memoria e ormai superato (o cancellato) dall’avanzare del digitale. La modalità di utilizzo dell’elemento è stata lasciata alla libera interpretazione di ciascuno.
Ingresso libero
Sull’onda del libro Antigone e il legame di fratellanza di Mena Mitrano – presentato dall’autrice alla galleria Visioni Altre nell’ottobre 2024 – ha preso forma una mostra collettiva che invita gli artisti a confrontarsi con il mito dell’eroina classica.
Il lutto familiare di Antigone, consumatosi nella polis del V secolo a.C., risuona ancora oggi per la sua capacità di toccare temi universali e attuali: la difficoltà per le donne di far sentire la propria voce, il problema della giustizia e il desiderio di una società più equa, fondata su un ideale di fratellanza piuttosto che di dominio.
Le opere in mostra nascono da una riflessione su questi interrogativi, rapportati alla contemporaneità, nella consapevolezza che il progresso tecnologico non corrisponde necessariamente a un miglioramento delle condizioni di vita. Il mito di Antigone diventa così uno specchio per interrogare le disuguaglianze ancora presenti – etniche, sociali, di genere, di orientamento – e per mettere in discussione l’idea che “progresso” significhi sempre “benessere”.
A legare idealmente le opere è anche un vincolo tecnico: ciascun artista ha inserito nella propria creazione un disco in vinile – 33, 45 o 78 giri – simbolo di un passato analogico, carico di memoria e ormai superato (o cancellato) dall’avanzare del digitale. La modalità di utilizzo dell’elemento è stata lasciata alla libera interpretazione di ciascuno.