Ingresso libero
La Galleria Finley a Casa Muraro ospita la mostra personale dell’artista cilena Johanna Unzueta, a cura di Julia Bryan-Wilson. Prendendo come punto di partenza la complessità dei sistemi idrici veneziani, l’esposizione unisce due nuclei di lavori distinti ma correlati: rubinetti in feltro cuciti a mano e disegni astratti in tonalità indaco basati su geometrie classiche.
Negli ultimi tre decenni, Unzueta ha indagato i temi del lavoro, della produzione e del genere attraverso sculture in fibra che imitano tubature edilizie e canali di scolo municipali. Nei suoi disegni su carta utilizza invece strumenti tessili – come telai da ricamo e aghi – per creare immagini astratte di grande impatto visivo. Su sfondi blu acqua, le linee si avvolgono e si intersecano creando delicati campi ottici, arricchiti da pigmenti macinati a mano che richiamano le strutture geometriche naturali e spontanee delle piante.
Per la Galleria Finley, l’artista ha realizzato un’installazione site-specific con tubi di tessuto che riflette sulle sfide uniche di Venezia – intesa come un vero e proprio “miracolo idraulico” – in cui l’acqua, i corpi e le risorse vengono incanalati e reindirizzati. L’accostamento tra le tubazioni in stoffa e i disegni evidenzia l’interesse dell’artista per le imprese ingegneristiche quotidiane, sia umane sia naturali.
Ingresso libero
La Galleria Finley a Casa Muraro ospita la mostra personale dell’artista cilena Johanna Unzueta, a cura di Julia Bryan-Wilson. Prendendo come punto di partenza la complessità dei sistemi idrici veneziani, l’esposizione unisce due nuclei di lavori distinti ma correlati: rubinetti in feltro cuciti a mano e disegni astratti in tonalità indaco basati su geometrie classiche.
Negli ultimi tre decenni, Unzueta ha indagato i temi del lavoro, della produzione e del genere attraverso sculture in fibra che imitano tubature edilizie e canali di scolo municipali. Nei suoi disegni su carta utilizza invece strumenti tessili – come telai da ricamo e aghi – per creare immagini astratte di grande impatto visivo. Su sfondi blu acqua, le linee si avvolgono e si intersecano creando delicati campi ottici, arricchiti da pigmenti macinati a mano che richiamano le strutture geometriche naturali e spontanee delle piante.
Per la Galleria Finley, l’artista ha realizzato un’installazione site-specific con tubi di tessuto che riflette sulle sfide uniche di Venezia – intesa come un vero e proprio “miracolo idraulico” – in cui l’acqua, i corpi e le risorse vengono incanalati e reindirizzati. L’accostamento tra le tubazioni in stoffa e i disegni evidenzia l’interesse dell’artista per le imprese ingegneristiche quotidiane, sia umane sia naturali.
Ingresso libero contingentato
Lo spettacolo nasce dalla testimonianza dell’antifascista Vera Campanino e ripercorre la sua vicenda durante la Seconda Guerra mondiale e la prigionia grazie al suo diario e alle oltre 1.000 lettere scritte al marito, Mario Gazzini, detenuto come prigioniero di guerra in Africa orientale e in Sudafrica dal 1941 al 1947. Un lavoro che intreccia memoria storica e dimensione personale, dando voce a una corrispondenza che attraversa la distanza, il conflitto e l’attesa.
Adattamento di Tiziana Gazzini, con le letture del regista e attore Claudio De Pasqualis.
[L’evento è presentato nell’ambito della conferenza internazionale “New Perspectives on Italian Military Captivity in Allied Hands”]