Ingresso libero
Paul Noble dialoga con l’eredità di Henry Moore, ripercorrendo quasi trent’anni di ricerca artistica nella galleria Caterina Tognon.
Attraverso sculture, disegni e la monumentale NEST (2004), la mostra ripensa uno dei miti centrali del Modernismo: la figura umana come stabile e duratura. Qui, le forme non si “sdraiano”, bensì declinano: si afflosciano, si sovrappongono e si trasformano, interrogandosi sul nostro posto all’interno del mondo naturale e sul nostro impatto su di esso.
Dalla distopica Nobson Newtown alle opere più recenti, Noble rivisita Moore con arguzia e distacco critico, muovendosi tra omaggio e parodia. Il risultato è un universo fragile e stratificato, sospeso tra costruzione e crollo.
Una potente riflessione su forma, scala e responsabilità umana, presentata proprio nella città in cui Moore ricevette il Premio Internazionale per la Scultura alla Biennale di Venezia del 1948.
Ingresso libero
Paul Noble dialoga con l’eredità di Henry Moore, ripercorrendo quasi trent’anni di ricerca artistica nella galleria Caterina Tognon.
Attraverso sculture, disegni e la monumentale NEST (2004), la mostra ripensa uno dei miti centrali del Modernismo: la figura umana come stabile e duratura. Qui, le forme non si “sdraiano”, bensì declinano: si afflosciano, si sovrappongono e si trasformano, interrogandosi sul nostro posto all’interno del mondo naturale e sul nostro impatto su di esso.
Dalla distopica Nobson Newtown alle opere più recenti, Noble rivisita Moore con arguzia e distacco critico, muovendosi tra omaggio e parodia. Il risultato è un universo fragile e stratificato, sospeso tra costruzione e crollo.
Una potente riflessione su forma, scala e responsabilità umana, presentata proprio nella città in cui Moore ricevette il Premio Internazionale per la Scultura alla Biennale di Venezia del 1948.