Ingresso libero contingentato
Un percorso sonoro pensato per Art Night 2026, che presenta variegate musiche d’insieme provenienti da eterogenee aree geografiche, che interpretano la modernità e la contemporaneità nei suoi temi più attuali ancora estremamente vivi. Un punto fondamentale per esprimere la forza e l’energia della musica, soprattutto d’insieme, strumento capace di valicare ogni forma di barriera culturale e sociale, aprendo a nuovi orizzonti e prospettive più ampie e condivise.
PROGRAMMA
Frederic Rzewski (1938-2021) LES MOUTONS DE PANURGE (1969)
Zoltàn Jeney (1943-2019) YANTRA (1972)
Louis Andriessen (1939-2021) WORKERS UNION (1975)
Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Venezia
Anna Basso, Celeste Bordin, Cristina Ferraioli, voci
Laura Napolitano, flauto
Matteo Michielon, Edoardo Scardellato, saxofoni
Cristante Nicolò, tromba
Aurora Semenzato, violino
Giorgia Zago, chitarra elettrica
Francesco Fancel, Dolores Privitera, pianoforte e celesta
Samuel Berton, percussioni
Giovanni Mancuso, Francesco Pavan, direzione
A cura di Giovanni Mancuso, Francesco Pavan e l’Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Venezia.
Ingresso libero contingentato
Un percorso sonoro pensato per Art Night 2026, che presenta variegate musiche d’insieme provenienti da eterogenee aree geografiche, che interpretano la modernità e la contemporaneità nei suoi temi più attuali ancora estremamente vivi. Un punto fondamentale per esprimere la forza e l’energia della musica, soprattutto d’insieme, strumento capace di valicare ogni forma di barriera culturale e sociale, aprendo a nuovi orizzonti e prospettive più ampie e condivise.
PROGRAMMA
Frederic Rzewski (1938-2021) LES MOUTONS DE PANURGE (1969)
Zoltàn Jeney (1943-2019) YANTRA (1972)
Louis Andriessen (1939-2021) WORKERS UNION (1975)
Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Venezia
Anna Basso, Celeste Bordin, Cristina Ferraioli, voci
Laura Napolitano, flauto
Matteo Michielon, Edoardo Scardellato, saxofoni
Cristante Nicolò, tromba
Aurora Semenzato, violino
Giorgia Zago, chitarra elettrica
Francesco Fancel, Dolores Privitera, pianoforte e celesta
Samuel Berton, percussioni
Giovanni Mancuso, Francesco Pavan, direzione
A cura di Giovanni Mancuso, Francesco Pavan e l’Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Venezia.
Ingresso libero contingentato
Viene proposto l’ascolto di Vox 1, in cui l’autore Trevor Wishart trasforma la voce umana in un territorio sonoro in continua metamorfosi.
Lontana dall’uso tradizionale del canto o del linguaggio, l’opera esplora respiri, grida, sussurri e fonemi come materia prima per costruire un paesaggio acustico primordiale, quasi rituale.
Ingresso libero contingentato
In quella sorta di diario intimo che sono gli Játékok di György Kurtág, “fiori siamo noi umani…” è una frase che ritorna di frequente. La si trova, a volte accompagnata da altri pensieri, a introdurre brani spesso fatti di pochi, espressivissimi, gesti sonori intrecciati: con un motto, con poche sillabe, si genera una straordinaria capacità di comunicare, di “toccare” chi ascolta.
Questa è la lezione di Kurtág: la musica nasce dal gesto, dal desiderio di contatto verso/con/contro l’altro. La musica è relazione umana, teatro dove sperimentare, e raffinare fino al sublime, la nostra capacità di concordia.
Il programma che si propone intreccia, come messaggi dall’uno all’altro, brani tratti dagli Játékok per pianoforte a quattro mani con echi da Schumann, Janáček, altri riferimenti kurtagiani; brani che magicamente sanno tradurre in musica la complessità, la difficoltà e la meraviglia dei rapporti umani.
In quella sorta di diario intimo che sono gli Játékok di György Kurtág, “fiori siamo noi umani…” è una frase che ritorna di frequente. La si trova, a volte accompagnata da altri pensieri, a introdurre brani spesso fatti di pochi, espressivissimi, gesti sonori intrecciati: con un motto, con poche sillabe, si genera una straordinaria capacità di comunicare, di “toccare” chi ascolta.
Questa è la lezione di Kurtág: la musica nasce dal gesto, dal desiderio di contatto verso/con/contro l’altro. La musica è relazione umana, teatro dove sperimentare, e raffinare fino al sublime, la nostra capacità di concordia.
Il programma che si propone intreccia, come messaggi dall’uno all’altro, brani tratti dagli Játékok per pianoforte a quattro mani con echi da Schumann, Janáček, altri riferimenti kurtagiani; brani che magicamente sanno tradurre in musica la complessità, la difficoltà e la meraviglia dei rapporti umani.
Ingresso libero contingentato
Sette quartetti si incontrano e si fondono in un sestetto: la pace come collaborazione, condivisione, empatia. Al centro del programma il Souvenir de Florence op. 70 di Čajkovskij, sestetto per archi scritto nel 1890, in cui le voci si intrecciano e si sostengono in un dialogo che è già, di per sé, una forma di armonia condivisa.
Sette quartetti si incontrano e si fondono in un sestetto: la pace come collaborazione, condivisione, empatia. Al centro del programma il Souvenir de Florence op. 70 di Čajkovskij, sestetto per archi scritto nel 1890, in cui le voci si intrecciano e si sostengono in un dialogo che è già, di per sé, una forma di armonia condivisa.
Ingresso libero contingentato
L’Inno alla pace di Rossini, composto nel periodo parigino, lontano dai teatri d’opera, rappresenta la produzione matura e più intima del compositore.
Il brano riflette un desiderio di armonia e serenità, lodando la pace come fonte di ricchezza e gioia. Si tratta di un inno che eleva la pace come valore supremo, unito alla tipica raffinatezza melodica rossiniana.
L’Inno alla pace di Rossini, composto nel periodo parigino, lontano dai teatri d’opera, rappresenta la produzione matura e più intima del compositore.
Il brano riflette un desiderio di armonia e serenità, lodando la pace come fonte di ricchezza e gioia. Si tratta di un inno che eleva la pace come valore supremo, unito alla tipica raffinatezza melodica rossiniana.