Ingresso libero
Penelope è stata una tessitrice sovversiva, un’artista ante litteram. Ha trasformato l’unico mezzo concesso alle donne per esprimersi (il telaio) in un’arma di resistenza. La sua tela infinita, non è stata un esercizio di pazienza durante la lunga attesa del marito avventuriero, ma un progetto di sabotaggio contro l’ordine precostituito; è lo sguardo strategico di chi con intelligenza e astuzia governa il tempo anziché subirlo.
Penelope non è solo una figura mitica, frutto di una specifica visione del mondo, della storia e del ruolo femminile nella società, l’archetipo della donna ideale scolpito dallo sguardo maschile, che ieri come oggi, impone la sua voce.
Penelope, sin dall’epoca del mito omerico, emerge come una figura in lotta per la propria autodeterminazione. È una donna che tenta di ridisegnare e scegliere il proprio destino, sottraendosi a quello che la tradizione vorrebbe già scritto per lei: il ruolo pietrificato di donna fedele, virtuosa, moglie e madre devota, custode del focolare domestico.
Con la mostra Penelope. Her Journeys Fondation Valmont intende nutrire questa immagine non ordinaria di femminilità, proponendo un ribaltamento di prospettiva, dando centralità alla figura femminile e voce al suo racconto.
Chi è, allora, Penelope per le tre artiste, Gayle Chong Kwan, Stephanie Blake e Kimiko Yoshida, chiamate a confrontarsi con il mito? Non è l’emblema dell’obbedienza, ma una donna radicalmente diversa, che cerca la propria libertà, il proprio spazio di espressione e la propria identità, un’artista come loro, che trasforma l’esperienza in linguaggio.
Lo sguardo delle tre artiste contemporanee su questa figura femminile archetipica restituisce un’articolata e sfaccettata interpretazione del ruolo della donna e dell’artista di oggi.
Ingresso libero
Penelope è stata una tessitrice sovversiva, un’artista ante litteram. Ha trasformato l’unico mezzo concesso alle donne per esprimersi (il telaio) in un’arma di resistenza. La sua tela infinita, non è stata un esercizio di pazienza durante la lunga attesa del marito avventuriero, ma un progetto di sabotaggio contro l’ordine precostituito; è lo sguardo strategico di chi con intelligenza e astuzia governa il tempo anziché subirlo.
Penelope non è solo una figura mitica, frutto di una specifica visione del mondo, della storia e del ruolo femminile nella società, l’archetipo della donna ideale scolpito dallo sguardo maschile, che ieri come oggi, impone la sua voce.
Penelope, sin dall’epoca del mito omerico, emerge come una figura in lotta per la propria autodeterminazione. È una donna che tenta di ridisegnare e scegliere il proprio destino, sottraendosi a quello che la tradizione vorrebbe già scritto per lei: il ruolo pietrificato di donna fedele, virtuosa, moglie e madre devota, custode del focolare domestico.
Con la mostra Penelope. Her Journeys Fondation Valmont intende nutrire questa immagine non ordinaria di femminilità, proponendo un ribaltamento di prospettiva, dando centralità alla figura femminile e voce al suo racconto.
Chi è, allora, Penelope per le tre artiste, Gayle Chong Kwan, Stephanie Blake e Kimiko Yoshida, chiamate a confrontarsi con il mito? Non è l’emblema dell’obbedienza, ma una donna radicalmente diversa, che cerca la propria libertà, il proprio spazio di espressione e la propria identità, un’artista come loro, che trasforma l’esperienza in linguaggio.
Lo sguardo delle tre artiste contemporanee su questa figura femminile archetipica restituisce un’articolata e sfaccettata interpretazione del ruolo della donna e dell’artista di oggi.