Ingresso libero
Il Guatemala torna alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con Las Invisibles, un progetto espositivo profondo e polifonico curato da Stefania Pieralice e Elsie Wunderlich. La mostra dà voce a chi, per secoli, è rimasto nell’ombra, trasformando il sacrificio quotidiano in un atto di resistenza culturale.
Al centro della narrazione ci sono le donne delle comunità Maya: madri e mogli che offrono la propria esistenza alla collettività. Il loro gesto quotidiano – macinare il mais sul comal rovente – è un rito che nutre la famiglia ma logora il corpo, fino a cancellare le impronte digitali. “Le impronte svaniscono, portando via passato e futuro, ma ciò che resta è un’identità comunitaria incrollabile,” spiega la curatrice Stefania Pieralice, autrice di numerosi approfondimenti critici, pubblicati su riviste di settore, riguardanti il ruolo della donna in America Latina: “In queste donne, il silenzio non è assenza, ma uno spazio di moderazione etica e resilienza eroica.”
Il Ministro della Cultura del Guatemala e Commissario del Padiglione, Luis Méndez Salinas, sottolinea: “Questa proposta celebra la resilienza e la saggezza delle donne, riflettendo pienamente i valori di valorizzazione delle radici indigene che la nostra amministrazione sostiene con forza.”
La mostra si inserisce perfettamente nel tema della Biennale 2026, In Minor Keys di Koyo Kouoh. Le donne guatemalteche rappresentano quelle “tonalità minori”: ecosistemi sociali ricchissimi che sopravvivono all’interno di strutture politiche vaste e spesso oppressive.
Attraverso una selezione di artisti nativi e internazionali legati al Guatemala, l’esposizione esplora:
• La metamorfosi del corpo: Opere che analizzano il corpo femminile non più come oggetto, ma come soggetto attivo e consapevole.
• Il sapere ancestrale: Il legame sacro con il mais e la terra come alternativa ai modelli capitalistici occidentali.
Partecipazione Nazionale alla 61. Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Ingresso libero
Il Guatemala torna alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con Las Invisibles, un progetto espositivo profondo e polifonico curato da Stefania Pieralice e Elsie Wunderlich. La mostra dà voce a chi, per secoli, è rimasto nell’ombra, trasformando il sacrificio quotidiano in un atto di resistenza culturale.
Al centro della narrazione ci sono le donne delle comunità Maya: madri e mogli che offrono la propria esistenza alla collettività. Il loro gesto quotidiano – macinare il mais sul comal rovente – è un rito che nutre la famiglia ma logora il corpo, fino a cancellare le impronte digitali. “Le impronte svaniscono, portando via passato e futuro, ma ciò che resta è un’identità comunitaria incrollabile,” spiega la curatrice Stefania Pieralice, autrice di numerosi approfondimenti critici, pubblicati su riviste di settore, riguardanti il ruolo della donna in America Latina: “In queste donne, il silenzio non è assenza, ma uno spazio di moderazione etica e resilienza eroica.”
Il Ministro della Cultura del Guatemala e Commissario del Padiglione, Luis Méndez Salinas, sottolinea: “Questa proposta celebra la resilienza e la saggezza delle donne, riflettendo pienamente i valori di valorizzazione delle radici indigene che la nostra amministrazione sostiene con forza.”
La mostra si inserisce perfettamente nel tema della Biennale 2026, In Minor Keys di Koyo Kouoh. Le donne guatemalteche rappresentano quelle “tonalità minori”: ecosistemi sociali ricchissimi che sopravvivono all’interno di strutture politiche vaste e spesso oppressive.
Attraverso una selezione di artisti nativi e internazionali legati al Guatemala, l’esposizione esplora:
• La metamorfosi del corpo: Opere che analizzano il corpo femminile non più come oggetto, ma come soggetto attivo e consapevole.
• Il sapere ancestrale: Il legame sacro con il mais e la terra come alternativa ai modelli capitalistici occidentali.
Partecipazione Nazionale alla 61. Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia