Ingresso libero
Masters Gallery presenta la mostra Love You to Death dell’artista Maggie Hall, un progetto espositivo che si articola tra gli spazi di Palazzo Priuli Bon e della Domus Civica. La ricerca dell’autrice attinge a un vocabolario visivo familiare e cinematografico che, dietro a un’iniziale morbidezza, rivela una struttura rigorosa e controllata.
I dipinti nascono da un processo in quadricromia (CMYK) eseguito interamente a mano: i toni del giallo, del magenta e del ciano vengono applicati direttamente sulla tela tramite aerografo, mentre i punti neri sovrastanti sono realizzati singolarmente in rilievo con una sac à poche, calibrando la pressione per definire la composizione finale. Questa disciplina esecutiva infonde alle opere una tensione latente, trasformando la nostalgia in una riflessione sul tempo e sulla fragilità dei ricordi.
Il percorso espositivo estende il proprio linguaggio anche alla dimensione testuale e luminosa attraverso un’installazione al neon. L’opera riprende la frase “These are the good old days” (Questi sono i bei vecchi tempi), un’espressione legata alla memoria paterna dell’artista che, nel contesto della mostra, invita a considerare il presente nell’atto stesso di trasformarsi in memoria.
Ingresso libero
Masters Gallery presenta la mostra Love You to Death dell’artista Maggie Hall, un progetto espositivo che si articola tra gli spazi di Palazzo Priuli Bon e della Domus Civica. La ricerca dell’autrice attinge a un vocabolario visivo familiare e cinematografico che, dietro a un’iniziale morbidezza, rivela una struttura rigorosa e controllata.
I dipinti nascono da un processo in quadricromia (CMYK) eseguito interamente a mano: i toni del giallo, del magenta e del ciano vengono applicati direttamente sulla tela tramite aerografo, mentre i punti neri sovrastanti sono realizzati singolarmente in rilievo con una sac à poche, calibrando la pressione per definire la composizione finale. Questa disciplina esecutiva infonde alle opere una tensione latente, trasformando la nostalgia in una riflessione sul tempo e sulla fragilità dei ricordi.
Il percorso espositivo estende il proprio linguaggio anche alla dimensione testuale e luminosa attraverso un’installazione al neon. L’opera riprende la frase “These are the good old days” (Questi sono i bei vecchi tempi), un’espressione legata alla memoria paterna dell’artista che, nel contesto della mostra, invita a considerare il presente nell’atto stesso di trasformarsi in memoria.