Ingresso libero contingentato
La Fondazione Su Xiaobai, in collaborazione con il LACMA, presenta la mostra Su Xiaobai’s Alchemical Universe. Il progetto, curato da Stephen Little (curatore di arte cinese e responsabile dei dipartimenti di arte cinese, coreana, dell’Asia meridionale e del sud-est asiatico presso il LACMA) e progettato dall’architetto Kulapat Yantrasast (WHY Architecture), offre un’ampia panoramica sulla ricerca dell’artista.
Allestito all’interno degli spazi storici di Palazzo Soranzo Van Axel, il percorso espositivo raccoglie trentacinque opere incentrate sull’uso della lacca come elemento di trasformazione materica. Ogni dipinto è il risultato della sovrapposizione di un massimo di venti strati di lacca, in parte incisi e abrasi, e successivamente ricoperti da velature traslucide in cui l’artista inserisce una personale miscela di pigmenti e polveri metalliche.
Nonostante i titoli delle opere mantengano un carattere volutamente ambiguo, sia in lingua cinese sia in inglese, le immagini si configurano come punti di raccordo con l’universo interiore di un autore la cui esperienza si radica profondamente sia nella cultura asiatica sia in quella europea.
Ingresso libero contingentato
La Fondazione Su Xiaobai, in collaborazione con il LACMA, presenta la mostra Su Xiaobai’s Alchemical Universe. Il progetto, curato da Stephen Little (curatore di arte cinese e responsabile dei dipartimenti di arte cinese, coreana, dell’Asia meridionale e del sud-est asiatico presso il LACMA) e progettato dall’architetto Kulapat Yantrasast (WHY Architecture), offre un’ampia panoramica sulla ricerca dell’artista.
Allestito all’interno degli spazi storici di Palazzo Soranzo Van Axel, il percorso espositivo raccoglie trentacinque opere incentrate sull’uso della lacca come elemento di trasformazione materica. Ogni dipinto è il risultato della sovrapposizione di un massimo di venti strati di lacca, in parte incisi e abrasi, e successivamente ricoperti da velature traslucide in cui l’artista inserisce una personale miscela di pigmenti e polveri metalliche.
Nonostante i titoli delle opere mantengano un carattere volutamente ambiguo, sia in lingua cinese sia in inglese, le immagini si configurano come punti di raccordo con l’universo interiore di un autore la cui esperienza si radica profondamente sia nella cultura asiatica sia in quella europea.