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Uno sguardo sul cinema polacco

di Maria Casadei
  • venerdì, 9 settembre 2022

A molti il cinema polacco risulta quasi del tutto sconosciuto; per altri, comincia e finisce con Roman Polanski, pluripremiato e controverso regista di origini polacche. Tra i suoi capolavori, Rosemary’s Baby (1968), Tess (1979), Il pianista (2002) e Carnage (2011), dal quale nel 2016 è stata prodotta anche una versione italiana, Perfetti Sconosciuti, diretta da Paolo Genovese. In concorso in Orizzonti si trova Chleb i Sol (Bread and Salt), lavoro di Damien Kocur, studente della Film School di Łódz.
Proprio a Łódz, terza cittadina polacca per numero di abitanti, è stato fondato il primo cinema nel 1899, diversi anni dopo l’invenzione del cinematografo. Tra i primi film polacchi realizzati all’inizio del ‘900, si ricordano Skating-rink in the Royal Baths (documentario) e Rake’s return home (primo cortometraggio con stile narrativo).
Durante la Prima Guerra Mondiale, i lavori polacchi venivano proiettati a Berlino, ambiente dove Pola Negri (o meglio Barbara Apolonia Chałupiec) ha iniziato la sua carriera, diventando una delle star del cinema muto più famose al mondo. Nel 1945 è stata fondata la Film Polski, prima organizzazione di produzione e distribuzione cinematografica di tutta la Polonia. Tuttavia, negli anni di operatività (sciolta nel 1952), sono stati realizzati solo 13 film, incentrati soprattutto sulla sofferenza vissuta dal popolo polacco sotto l’occupazione nazista.
In seguito, lo stesso Aleksander Ford, già a capo della Film Polski, ha deciso di fondare la National Film School a Łódz, dove ha insegnato per oltre 20 anni.
Nel periodo successivo alla Seconda Guerra mondiale, il cinema polacco ha vissuto una fase di crescita e innovazione. In Polonia, la fine dello stalinismo a metà degli anni ‘50 ha portato alla nascita della Polish Film School, dove hanno studiato i registi polacchi più amati e conosciuti al giorno d’oggi. Non solo Polanski, ma anche Krysztof Zanussi (A Year of the Quiet Sun, 1984; Life as A Fatal Sexually Transmitted Disease, 2000), Andrzej Wajda (Man of Iron, 1981; Katyn, 2007) e Paweł Pawlikowski (Ida, 2013).

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