A tre anni dal Gran Premio della Giuria con È stata la mano di Dio, Paolo Sorrentino torna a Venezia in Concorso inaugurando il red carpet con la love story crepuscolare e “presidenziale” La grazia, che segna anche la sua ottava collaborazione con colui che, più che un attore-feticcio, può ormai considerarsi il suo alter ego, Toni Servillo. Insieme a lui nel cast l’attrice romana Anna Ferzetti, vista recentemente nel corale Diamanti di Ferzan Özpetek. In senso decisamente spirituale, la “grazia” è anche ciò che tocca la protagonista del film con cui decolla Orizzonti: Mother, della regista macedone Teona Strugar Mitevska (già transitata a Venezia nel 2022), dove la madre è Madre Teresa di Calcutta, qui colta in un episodio personale immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale. Ad interpretarla questa volta, dopo Geraldine Chaplin e Olivia Hussey in due versioni per la Tv, è Noomi Rapace, con un bel salto di character rispetto alla Lisbeth Salander della trilogia larsoniana Millennium. Da territori che da più di tre anni subiscono l’onta della guerra di aggressione russa proviene il debutto delle Giornate degli Autori: Memory, opera prima di Vladlena Sandu, nata in quella Crimea da cui giunge anche la piccola protagonista. È una storia di sopraffazione e di anelito alla libertà, girata non senza difficoltà dinanzi alle autorità di occupazione di Mosca. Ma la giornata inaugurale si apre nel segno del Leone alla Carriera a un grande autore europeo, l’ottantaduenne Werner Herzog, alfiere tra gli anni ‘60 e ‘80 – con Wenders, Kluge, Fassbinder, Von Trotta, Reitz e altri – del Nuovo Cinema Tedesco: un “soldato” – come lui stesso si definisce –, ma anche esploratore e un vero avventuriero del grande schermo.