Nel cinema del regista russo incombe la Storia con tutti i suoi fantasmi più reconditi: i grandi personaggi che, con le loro decisioni, hanno causato la morte di milioni di persone, ritornano con insistenza nella filmografia di Aleksandr Sokurov. A volte appaiono come esseri rarefatti, sospesi in una sorta di limbo ancestrale; altre volte si incarnano in vere e proprie narrazioni storiche annebbiate da lenti deformanti e luci soffuse. In Moloch (1999), titolo che rimanda al Faust di Goethe ma anche alle superstizioni antisemite sulla venerazione di divinità pagane, viene raffigurato un Hitler a riposo, immerso nelle sue ossessioni e banalità, mentre in Toro (2001) Lenin, in preda a problemi neurologici, sente che il suo tempo sta per finire. Ma è proprio grazie alla trasposizione del mito di Faust che il regista nel 2011 ottiene il Leone d’Oro alla 68. Mostra del Cinema di Venezia.
Sokurov affronta anche la fantascienza e i fantasmi della modernità ne I giorni dell’eclisse (1988), tratto dal romanzo dei fratelli Strugackij, autori anche del romanzo Picnic sul ciglio della strada, da cui Andrej Tarkovskij trasse Stalker (1979), in un susseguirsi di incidenti che impediscono al protagonista di realizzare un’importante scoperta. L’Arca russa (2002) è un esperimento cinematografico e un viaggio nello spazio e nel tempo: l’intero film è girato con un unico piano sequenza (impresa altrimenti impossibile prima dell’avvento del digitale senza adottare dei trucchi cinematografici) all’interno del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Con Francofonia (2015) torna a girare all’interno di un museo – questa volta il Louvre – realizzando un’opera grandiosa, ma che in parte si discosta dal film del 2002.
Documentario monumentale che si sviluppa su cinque ore, fondendo memoria storica, riflessione spirituale e narrazione sperimentale. Basato sui diari personali del regista, scritti dal 1961 al 1995, il progetto intreccia immagini d’archivio, filmati di propaganda sovietica e ...
Toccante opera visiva dilatata nei tempi e dalle immagini deformate che tende a un’astrazione poetica.
Anticamera registica dell’Arca russa, costruita su visioni oniriche e voli pindarici filosofici.
Incredibile viaggio attraverso le epoche all’interno di luogo-capsula temporale avvolto nel mare.
Terzo capitolo della tetralogia sul potere con protagonista l’imperatore Hirohito all’indomani della sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale.
Opera sperimentale e riflessione sulla Storia in forma di limbo catartico.