Con la sua forma di scrittura rivoluzionaria e la sua cifra registica carica di invenzioni stilistiche e trovate visive dai tocchi surreali, Charlie Kaufman si è rapidamente affermato come uno dei più grandi cineasti contemporanei. Dopo una lunga gavetta in varie emittenti televisive americane, per le quali scrive numerosi episodi di serie, Charlie Kaufman riesce a proporre la sceneggiatura di Essere John Malkovich a Spike Jonze, che la porta sullo schermo nel 1999. La genialità visiva del regista trova terreno fertile nella narrazione altrettanto brillante di Kaufman. La collaborazione tra Kaufman sceneggiatore/produttore e Jonze e Gondry alla regia si rivela una fonte inesauribile una creatività, dando vita a gemme come Il ladro di orchidee (2002), in cui Nicolas Cage interpreta sia lo stesso Kaufman in crisi sia il suo immaginario gemello Donald, alter ego dalla sensibilità commerciale, e l’onirico Se mi lasci ti cancello (2004), che gli vale l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale.
L’esordio alla regia arriva nel 2008 con l’incredibile Synecdoche, New York, un film sull’impossibilità di controllare la propria creazione artistica, dove la parte per il tutto si dilata all’infinito e lo scorrere del tempo divora ogni cosa. Nel 2015 vince a Venezia il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria con il film d’animazione in stop-motion Anomalisa, realizzato grazie a un crowdfunding che gli permette di preservare la propria libertà artistica. Il bellissimo e poetico Sto pensando di finirla qui, tratto dall’omonimo romanzo di Iain Reid, è invece un viaggio onirico che si avvolge su se stesso, fatto di rimpianti e occasioni mancate, costruito in modo da ingannare lo spettatore fino alla fine.
Seguendo due persone recentemente decedute che vagano per Atene come fantasmi, il film esplora la mortalità. Cosa significa staccarsi, dire addio; muoversi nel tempo, nella vita senza rimanerci incollati? Fotogiornalismo, filmati storici e vecchi filmati amatorial...
Un viaggio allucinante e surreale all’interno della mente di John Malkovich.
Schizofrenica autobiografia filmica dello stesso Kaufman.
Un macchinario che elimina – forse – dalla mente un amore finito.
L’impossibile rappresentazione del reale in un palcoscenico senza più confini.
Un uomo semplice e le sue ossessioni, che lo portano ad una crisi di identità.
Un viaggio nella mente di un uomo ormai disilluso dalla vita.