Quando si parla della difficile arte di comporre musica per film, la Mostra del Cinema è – come e forse più di altri festival – un ottimo termometro per misurare lo stato dell’arte. Anche l’82. edizione offrirà l‘occasione di ascoltare i lavori di alcuni protagonisti attuali del settore («la vera grande musica contemporanea», come l’ha definita Nicola Piovani), oltre che di scoprirne magari di nuovi.
Tra i nomi più attesi e consolidati spicca senz’altro quello di Alexandre Desplat, primo compositore a presiedere la Giuria principale della Mostra nel 2014, musicista straordinariamente eclettico e prolifico, richiesto a ogni latitudine, già collaboratore di Guillermo del Toro per La forma dell’acqua (Leone d‘oro nel 2017) e Pinocchio (2022), ora atteso al Lido con Frankenstein.
Altra star è Danny Elfman, pirotecnico alter ego musicale di Tim Burton, anch’egli già in Giuria al Lido nel 2010 e ora impegnato in Dead Man’s Wire di Gus Van Sant. Un nome di acquisizione più recente ma già ricercatissimo è quello del tedesco Volker Bertelmann, in arte Hauschka – Oscar per Niente di nuovo sul fronte occidentale, autore anche di The Crow e Conclave –, capace di piegare le risorse dell’elettronica a intensi moduli espressivi e qui presente in A House of Dynamite di Kathryn Bigelow, così come Nicholas Britell, inglese, musicista raffinato e schivo, in Jay Kelly di Noah Baumbach.
Sempre dal Regno Unito arrivano anche Daniel Blumberg, udito l‘anno scorso al Lido con la partitura di The Brutalist e ora impegnato sia
nel musical storico The Testament of Ann Lee di Mona Fastvold sia nel documentario Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, e Jerskin Fendrix, al secolo Joscelin Dent-Pooley, giovane autore di estrazione pop che con Bugonia rinnova per la terza volta il sodalizio con Yorgos Lanthimos dopo Povere creature! e Kinds of Kindness.
Jim Jarmusch, invece, ha scelto di fare tutto da solo – regia, sceneggiatura e musica – per il suo Father Mother Sister Brother. In Mostra figura anche uno dei talenti di maggior spicco ed eclettismo stilistico fra le compositrici, l’afro-kuwaitiana Fatima Al Qadiri (La abuela), chiamata da François Ozon per L’étranger, mentre il franco-tunisino Amine Bouhafa (Timbuktu, Gagarin), maestro nel miscelare culture musicali, accompagna con la sua partitura il durissimo The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania sulle tragedie di Gaza.
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Molto atteso anche il sofisticato duo hi-tech formato dal britannico Atticus Ross e dall’americano Trent Reznor (Nine Inch Nails), alla quarta collaborazione con Luca Guadagnino in After the Hunt. A rappresentare il Nord Europa, che vanta una delle scuole più notevoli del panorama cinemusicale, c’è Jeppe Kaas, che firma la colonna sonora di The Last Viking di Anders Thomas Jensen.
Tra gli italiani occhio (e orecchio) a Sacha Ricci e Marco Messina (ex-99 Posse), affiancati da Fabrizio Elvetico al quinto tandem con Pietro Marcello per il biopic Duse; a Salvatore Bonafede, musicista anticonvenzionale – almeno quanto il suo regista d’elezione Franco Maresco – in Un film fatto per Bene; all’innovativo Santi Pulvirenti – sodale di Pif e molto attivo anche in Tv – per Il maestro di Andrea Di Stefano; al duo Federico Bisozzi-Davide Tomat per l’horror di Paolo Strippoli La valle dei sorrisi.
Non solo buone visioni, dunque, ma anche buone vibrazioni!