THE LAST VIKING_La scuola nordica di cinecompositori (soprattutto Danimarca e Islanda) è oggi fra le più interessanti. Il cinquantottenne Jeppe Kaas, fratello maggiore di Nikolaj Lie Kaas, coprotagonista del film di Jensen (regista di cui Jeppe è abituale collaboratore, con un picco raggiunto in Le mele di Adamo del 2005), ne è un esponente di rilievo. Il suo sforzo è qui indirizzato ad un asincronismo psicologico nei confronti dell’esilarante truculenza e della cifra ‘folle’ – ma anche mesta – del film: da qui una partitura romantica, dolente e ‘redentrice’ con largo impiego di archi e pianoforte (il sound ricorrente in molti compositori), ma punteggiata da bagliori di pulsante ironia e ricorrenti, isolati e quindi ancor più efficaci, momenti di suspense music.

Anker (Nikolaj Lie Kaas) esce di prigione dopo quindici anni per rapina. Il bottino è stato sepolto dal fratello Manfred (Mads Mikkelsen), ma quest’ultimo ha sviluppato un disturbo mentale che gli ha fatto dimenticare dove si trova. Insieme, intraprendono un viaggio surreal...
In un mondo attraversato da luce e tenebra, un uomo sfida la natura per dare vita all’innaturale. La Creatura nasce, e con essa, una tragedia.
Guillermo del Toro reinterpreta il capolavoro di Mary Shelley con la grazia tragica di una parabola miltoniana: al centro non ...
FRANKENSTEIN_Alexandre Desplat è oggi il compositore per il cinema più richiesto a livello internazionale. Il suo eclettismo e la sua prolificità, uniti allo stile sobrio ma fortemente espressivo, alla formazione classica e a una notevole facilità leitmotivica, lo hanno a portato a collaborare con autori che vanno da Audiard a Polański, da Fincher a Garrone, da Malick a Clooney, da Wes Anderson a Bigelow, da Besson a Frears… e ultimamente Guillermo del Toro (La forma dell’acqua, Pinocchio). Consapevole di affrontare con Frankenstein un ipertesto anche musicale dell’horror, il maestro parigino non risparmia le forze e dà libero sfogo ad un sinfonismo invasivo, pomposo e assordante per tener testa all’epica spettacolarità del film, riservandosi alcune oasi melodiche in chiave più meditativa (il bel Tema della Creatura, per violoncello solo): nel complesso tuttavia è una musica ridondante e piuttosto generica, poco nelle corde dell’autore.
