Tra i cineasti europei contemporanei, François Ozon è forse il più sfuggente alle definizioni. Nato a Parigi nel 1967, si è imposto fin dagli anni ’90 come una delle voci più originali del cinema francese. La sua forza sta nella capacità di attraversare i generi con naturalezza: dal melodramma alla commedia, dal thriller psicologico al film storico. Ogni nuovo titolo sembra smentire il precedente, eppure tutti portano la sua firma, riconoscibile per l’ironia sottile, la libertà narrativa e l’attenzione ai rapporti di potere, familiari e sociali. Ozon osserva i suoi personaggi con uno sguardo acuto mettendo in scena desideri repressi, identità ambigue e tensioni quotidiane. Il suo cinema è al tempo stesso leggero e crudele, giocoso e inquieto. Sempre in movimento, il cinema di Ozon si afferma come uno spazio di libertà totale, capace di sorprendere, destabilizzare e sedurre, mescolando leggerezza e gravità, provocazioni ed emozioni, rivelando al contempo le zone d’ombra dell’intimo e dei rapporti sociali.
Algeri, 1938. Meursault (Benjamin Voisin), un impiegato pacato e distaccato, partecipa al funerale della madre senza mostrare emozione. Il giorno dopo inizia una relazione con Marie (Rebecca Marder), una collega, e torna alla sua routine quotidiana. Ma quando il suo vicino lo ...
Giallo musicale, con otto dive del cinema francese, che trasforma il delitto in una pièce teatrale.
Thriller sensuale e ambiguo, come un gioco di specchi tra realtà e immaginazione.
Commedia brillante che, con leggerezza e ironia, ribalta i ruoli di potere. Catherine Deneuve interpreta la moglie relegata a “bella statuina”..
Thriller narrativo sul rapporto tra un professore e un allievo, premiato al Festival di San Sebastián.
Raffinato melodramma in bianco e nero che indaga colpa e riconciliazione dopo la guerra.