Formatosi negli ambienti del cinema indipendente, ha inizialmente realizzato opere di denuncia, spesso caratterizzate da una forte vocazione alla ricerca e alla sperimentazione. Se i suoi primi film ruotano attorno a personaggi dall’ego sperduto, precipitati negli abissi della droga e privi di qualsiasi speranza di redenzione, con il passare del tempo il regista è entrato nella cattedrale hollywoodiana, realizzando opere più convenzionali, con un linguaggio cinematografico classico, che hanno incontrato un ampio consenso di pubblico e critica. Will Hunting – Genio ribelle (1997), scritto e interpretato dal duo Matt Damon e Ben Affleck, e Scoprendo Forrester (2000) sono due esempi di film di grande successo che raccontano storie di giovani tormentati dal fuoco del dissenso. Nel 1991 Van Sant realizza Thanksgiving Prayer, cortometraggio sperimentale con William S. Burroughs, padre della Beat Generation, che aveva già recitato in Drugstore Cowboy (1989). Nel 1998 torna invece a interrogarsi sulla tecnica cinematografica con un remake di Psycho tale e quale l’originale hitchcockiano. Con Paranoid Park (2007), invece, il regista scompone completamente la narrazione che, grazie ad un montaggio elaborato, continua a riavvolgersi su se stessa creando una sorta di spaesamento nello spettatore. Ma è con lo sconvolgente Elephant (2003) che il regista mette a frutto tutto il suo bagaglio artistico, firmando un film che è insieme avanguardia, denuncia politica e shock sensoriale.
Febbraio 1977, Indianapolis, uffici di una imponente società finanziaria. Tony Kiritsis entra nel palazzo con un piano ben preciso: vendicarsi di coloro che ritiene responsabili della sua disastrata situazione finanziaria, frutto di consigli sbagliati dati da persone che seco...
Giovani allo sbando, in fuga da se stessi, in cerca di una redenzione quasi impossibile.
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