Restaurato da DI Factory e presentato in Venezia Classici, Przypadek (Destino cieco, 1981) di Krzysztof Kieślowski mette in scena, attraverso tre varianti di una stessa vita, la tensione tra caso e scelta, destino e responsabilità, sullo sfondo della Polonia comunista.
Ben prima di un simpatico film mainstream come Sliding Doors, con Przypadek Krzysztof Kieślowski aveva dimostrato matematicamente come un fatto minimo (riuscire o no in una corsa disperata a prendere un treno in partenza) possa cambiare totalmente un’esistenza. Witek (Boguslaw Linda) vive tre vite diverse a seconda di quel minimo accadimento: in una si iscrive al partito comunista, in una si unisce alla resistenza cattolica, in una sceglie di non stare “né con gli uni né con gli altri”.
Witek Długosz, studente di medicina, vive tre destini alternativi a partire da un dettaglio casuale: prendere o perdere un treno alla stazione di Łódź Fabryczna. Nel primo scenario diventa funzionario del Partito Comunista, presto disilluso dalle contraddizioni del regime;...
I personaggi centrali di una di queste vite possono ritornare in un’altra come incontri casuali o volti tra la folla. Ma in tutte le versioni lo attendono tre forme della sconfitta (questo è già inscritto nel titolo, che appare sul dettaglio della sua bocca urlante). Da notare che il film lavora molto sulle false soggettive, che subito dopo si rivelano oggettive oppure che sono vagamente irreali. Altra cifra stilistica, correlabile alla soggettiva, è l’abbondanza di sguardi in macchina. Kieślowski in questo splendido film ci porta nel cuore del suo cinema: la dialettica fra il caso e la scelta, il destino e la responsabilità. Caratteristicamente, delinea le tre possibilità non solo sul piano degli eventi personali ma su un ampio sfondo morale e politico: l’agonia della dittatura comunista in Polonia. Nella sua asciutta e potente intensità, che ci chiama in causa interrogandoci sulla vita, Przypadek (1981) apre alla stagione più alta del cinema di Kieślowski, quella del Decalogo.