Direttore Generale di Veneto Film Commission e Presidente di Italian Film Commissions, Jacopo Chessa racconta il sostegno ai film in Mostra, il Fondo regionale e la rete nazionale di collaborazioni che rende i territori veneti protagonisti sul grande schermo.
Moltissimi film in Mostra portano la firma di Veneto Film Commission. Quale rilevanza assumono i diversi prodotti presentati e quali territori sono stati coinvolti nelle riprese?
In effetti quest’anno siamo presenti con molti film, a partire da Origin di Yann Arthus-Bertrand in pre-apertura, passando poi per Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli e Duse di Pietro Marcello, entrambi in Concorso, e ancora In the Hand of Dante di Julian Schnabel, girato a Venezia, Padova e Verona, presentato Fuori Concorso. A questi, si aggiungono nella sezione Orizzonti Corti Kushta Mayn, la mia Costantinopoli del veneziano Nicolò Folin, con protagonista Roberto Citran; in selezione alla SIC – Settimana Internazionale della Critica Ore di veglia di Federico Cammarata e del vicentino Filippo Foscarini; alle Giornate degli Autori nella sezione “Confronti” il documentario Manara di Valentina Zanella. Ovviamente siamo molto soddisfatti, un segnale evidente del lavoro svolto dalla Film Commission in tutte le fasi della creazione dei singoli progetti e, grazie al fondo regionale, anche nella fase di sostegno finanziario alle produzioni. Questi film mostrano un bellissimo mix tra star system, storie e territori molto vari del Veneto, oltre a Venezia che naturalmente fa caso a sé. Per esempio ne Il rapimento di Arabella, realizzato in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission, protagonista è la provincia meno conosciuta, con località come Cittadella, Battaglia Terme, Roana, Rosolina e Villorba, dove sono ben riconoscibili le architetture di Tadao Ando per Fabrica. È sempre più interessante e importante riuscire a rileggere i territori attraverso il cinema. In questo c’è proprio una strategia, quella di allargare l’attenzione su tutti i diversi territori della Regione e operare come mediatori tra le amministrazioni pubbliche, i privati e le produzioni. Parallelamente costruiamo un network di professionisti e maestranze in grado di coprire tutte le fasi di ogni singolo progetto, con un’attenzione particolare alla formazione per quel che riguarda i mestieri dell’industria cinema. Tutti elementi che messi insieme fanno sì che i territori siano davvero attrattivi.
Come è cresciuto in questi anni il sistema cinema nel Veneto?
Direi più specificamente in questi ultimi cinque anni, dato che il Veneto era una delle poche regioni in Italia a non avere la Film Commission, bensì un ufficio regionale preposto al settore, che però non seguiva le produzioni e tantomeno faceva scouting. Quello che è successo è stato mettere finalmente una bandierina sulla carta geografica del cinema, la bandierina del Veneto che prima non c’era. E in un solo lustro i risultati, come argomentato prima, credo parlino eloquentemente da sé.
Il regista, affascinato da Venezia da oltre quarant’anni tanto da averle dedicato due libri, racconta attraverso questo film tutta l’unicità di Venezia, sospesa tra cielo e acqua. Versione estesa del cortometraggio scelto da Carlo Ratti per essere proiettato nella...
Il secondo lungometraggio di Carolina Cavalli è un dramedy che racconta la storia di Holly (Benedetta Porcaroli), una 28enne disadattata, convinta che la sua vita abbia preso la direzione sbagliata. Quando incontra Arabella, una bambina di sette anni in fuga da casa, Holly si...
Due epoche, due mondi, un solo mistero.
Nel XIV secolo, Dante Alighieri cerca rifugio in Sicilia per concludere la sua Commedia, tormentato dall’ispirazione che non arriva e da un destino che lo divora. Sette secoli dopo, a New York, uno scrittore (Oscar Isaac) viene c...
Eleonora Duse (Valeria Bruni Tedeschi), figura leggendaria del teatro italiano dalla personalità ribelle, fiera e modernissima, vissuta tra il 1858 e il 1924, viene raccontata attraverso gli occhi di sua figlia nell’ultima stagione della sua vita. La sua carriera è orm...
«Cinema purissimo, di luce e di buio, dove l’urgenza politica si traduce in esperienza ipnotica»: così Beatrice Fiorentino, curatrice della SIC, commenta Waking Hours, unico documentario in concorso. Il concetto di confine è esplorato in modo immersivo, nei punti nevralg...
Come si caratterizza il vostro Fondo?
Il nostro è un fondo generalista, nel senso che è aperto a tutti i formati. Abbiamo messo a disposizione per il 2025 sei milioni di euro e speriamo di confermarli anche per il 2026. Un Fondo, quindi, che sostiene una buona percentuale di spesa, esattamente il 50% dei costi produttivi. Essendo un fondo FESR, quindi difficile da gestire, è rivolto soprattutto a società di produzione strutturate e garantisce la possibilità di finanziare circa venti lungometraggi l’anno. Il nostro si colloca nella fascia alta dei fondi italiani.

Altro sistema vincente è quello dell’Italian Film Commissions, di cui lei è oggi Presidente: un esempio virtuoso di cooperazione oltre le singole peculiarità. In che direzione state andando e quali obiettivi avete già raggiunto?
L’Italian Film Commissions è un coordinamento di Film Commission a cui partecipano tutte le regioni. Il nostro primo obiettivo è essere interlocutore istituzionale del Ministero della Cultura e di Cinecittà al fine di incentivare sia l’internazionalizzazione che l’attività delle produzioni in Italia. Un esempio, è il portale Italy for Movies, gestito da Cinecittà, in cui sono presentate tutte le diverse Film Commission con i relativi contatti e informazioni in termini di opportunità, location, bandi, fondi, news. L’associazione al contempo ha una sua linea di sviluppo e delle strategie puntuali quali principalmente stabilire partnership con altri paesi, sostenere la mobilità dei nostri produttori, incentivare assieme alle istituzioni nazionali l’attività di coproduzione internazionale. Per quanto riguarda la collaborazione tra singole Film Commission è vero che si registra una rinnovata forma di azione condivisa. Le rivalità di un tempo, che hanno anche certo permesso a ciascuna Film Commission di crescere al fine di essere all’altezza della concorrenza, non hanno più alcuna ragione di esistere oggi. Se un produttore è indeciso tra due territori, in nove casi su dieci gira in tutti e due e prende due fondi! Quindi è nelle cose, prima ancora che nelle intenzioni, che le varie Film Commission facciano sistema, squadra. Detto ciò, è chiaro poi che ciascuno di noi fa di tutto per essere attrattivo più di ogni altro così da poter coinvolgere nei propri territori il meglio del cinema in produzione. Questo è normale.
Alla Mostra siete presenti con uno spazio all’Hotel Excelsior, da molti anni al centro della programmazione collaterale del Festival. Come costruite il palinsesto che ospita innumerevoli incontri e presentazioni durante tutte le giornate della Mostra?
È uno spazio della Film Commission ma soprattutto della Regione del Veneto, con cui condividiamo la costruzione dei contenuti. Uno spazio aperto, in cui ospitiamo eventi strettamente legati al cinema, come per esempio il panel di Box Office, così come altri contenuti non necessariamente legati in forma esclusiva al cinema. Parliamo di libri, festival, mostre ed altri eventi di varia natura e scopo che vedono coinvolti autori, soggetti istituzionali, consorzi, associazioni culturali provenienti da ogni parte della regione.