«Non ho voluto scegliere la strada della biografia formale, del racconto del mito – spiega Anatoly Balchev, regista di Vysotsky. Unknown… A True Story, che viene presentato oggi alle 18 in Sala Laguna, proiezione speciale curata da Isola Edipo –, bensì il ritratto intimo di un uomo».
Balchev ha utilizzato rari filmati d’archivio e testimonianze di prima mano che restituiscono un’immagine vivida di Vladimir Vysotsky, personalità di straordinaria brillantezza, profonda stanchezza, incrollabile coraggio e commovente vulnerabilità.
Nel film, negli episodi di fiction, Vysotsky è interpretato da tre diversi attori: Maxim Sevrinovsky, Ivan Reshetnyak, Semyon Shkalikov. Tuttavia, nelle parti che mostrano i suoi concerti, è davvero Vladimir Vysotsky, immortalato in filmati di repertorio. Il suo nome oggi, in Europa Occidentale, dice poco, in realtà stiamo parlando di un attore, cantante e poeta russo che ha vissuto da protagonista, non solo nel suo Paese, gli anni ’60 e ’70, raggiungendo immensa popolarità nonostante l’ostilità del potere. In Unione Sovietica lo conoscevano tutti: operai, minatori, cercatori d’oro della Siberia, cosmonauti, marinai delle navi da pesca ai confini del mondo. Basti pensare che alcuni astronomi hanno battezzato un planetoide “Vladvysotsky”. Dovunque andasse, nelle sue peregrinazioni da artista ambulante, veniva accolto con passione e complicità, come un eroe popolare capace di rappresentare il sentimento collettivo, che il regista Balchev ha inteso restituire attraverso il filtro della dimensione privata. «L’ho conosciuto nel ’74 – racconta il regista – e ho cominciato a collaborare con lui alla musica delle sue canzoni fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1980, durante le Olimpiadi di Mosca. Se a più di quarant’anni dalla sua morte ha senso raccontare questo personaggio, oggi così poco conosciuto, è perché si tratta di una figura unica, che non ha equivalenti nel nostro panorama artistico». Per trovare qualcosa di simile in Italia dovremmo forse fondere in un unico profilo Carmelo Bene, Francesco Guccini, Piero Ciampi e Pierpaolo Pasolini. Nato a Mosca nel 1938, il piccolo Vladimir alla fine della Seconda Guerra viene portato dal padre in Germania Est, da cui fa ritorno nel 1949. Nel 1960 incontra Aleksandr Galich, il poeta chansonnier che, con Bulat Okudzhava, ha lanciato in Unione Sovietica la poesia popolare cantata. ‘Grattando’ la sua chitarra a sette corde, Vysotsky inizia così a interpretare canti di prigione e di malavita. Qualche anno dopo inizia a collaborare con Ljubimov, direttore del Teatro Taganka, dove diviene presto uno degli attori principali, ricoprendo ruoli memorabili: Amleto, Kerenskij nei Dieci giorni che sconvolsero il mondo e poi, soprattutto, Galileo di Brecht. Nel 1968 incontra Marina Vlady, il grande amore della sua vita. É un periodo di attività instancabile. Recita, scrive, compone in continuazione. Non è, naturalmente, gradito al regime. Contro Vysotsky viene organizzata una campagna stampa diffamatoria e diventa una specie di “uomo invisibile”: pochissimi dischi e alcuni concerti semiclandestini. É indisciplinato e inattendibile. Nel 1975, grazie all’intercessione della Vlady, che nel frattempo si era iscritta al Partito Comunista francese, ottiene un visto d’uscita e inizia un periodo di grandi viaggi. Nel 1979 viene salvato in extremis dopo una crisi cardiaca; all’alcol si è aggiunta la dipendenza dalla morfina. È il colpo di grazia. Il 25 luglio 1980, mentre si stanno svolgendo le Olimpiadi di Mosca, Vysotsky muore per un arresto cardiaco. I suoi funerali diventano una spontanea manifestazione di massa, con una fila di nove chilometri che ne segue il feretro. La sua fama non rimane certo confinata alla Russia Sovietica, tutt’altro. È noto e apprezzato anche dai cantautori occidentali di quegli anni, tanto che gli è stato dedicato in Italia, a cura del Premio Tenco (1993), un album collettivo intitolato Il volo di Volodia, contenente traduzioni di sue canzoni interpretate dai maggiori cantautori italiani, tra cui Francesco Guccini, Cristiano De André, Ligabue ed Eugenio Finardi (che compare brevemente anche nel film) in duetto con Marina Vlady.
Vysotsky. Unknown… A True Story di Anatoly Balchev (2025, Russia, 120’)
5 settembre h. 18 | Sala Laguna
prenotazione a laguna.edipore@gmail.com
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