Da sempre l’immaginazione melodrammatica gioca con l’idea del coinvolgimento sensoriale totale: dall’emissione pervasiva della voce, al concorso di linguaggi multisensoriali, fino al disegno degli spazi dedicati, sempre più inclini a marcare la circolarità e la spazializzazione del suono. Per celebrare il 150° anniversario dell’edificazione dell’imponente palazzo Garnier, l’ente Opéra Garnier ha commissionato la realizzazione di questa esperienza immersiva in VR, rendendola fruibile da maggio negli spazi della biblioteca museo come omaggio all’immaginario lirico. Un’iniziativa lungimirante e coraggiosa, la cui resa, affidata allo studio Black Light e alle tecnologie HTC risulta sorprendentemente congrua e coerente.
L’opera si distingue per la sua capacità di catturare l’essenza del melodramma in una maniera del tutto innovativa: un viaggio onirico nell’immaginario operistico.
Al centro della narrazione la continua ricerca della voce e della vocazione, un tema che diventa il filo conduttore dell’intera esperienza, che attraversa identità femminili complesse, come Rusalka, Tosca e Carmen. Seguiamo il percorso di un’aspirante cantante che si avventura in un’esplorazione profonda e quasi spirituale, simboleggiata dalla costante ricerca della propria ‘emissione vocale’. Ricerca perfetta da rendere attraverso le tecnologie immersive in quanto imperniata sulla soggettività (la voce narrante, come spesso in questi progetti, è un flusso di coscienza che noi possiamo recepire per prossimità intima) e sull’esplorazione, tratto estetico mutuato dal mondo videoludico che diventa occasione di una rappresentazione interattiva (un nugolo di visitatori esploratori dotati di avatar si avvicendano insieme) che si dipana in uno spazio labirintico, sconfinato, poliedrico e infine marcatamente teatrale.
Un raro gioco di corrispondenze che apre strade tanto all’impiego estetico (non solo promozionale) delle XR quanto al futuro del teatro musicale.
La magie opéra
di Jonathan Astruc (Francia, Taiwan, 25’)
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