In Poema a fumetti (1969), il grande Dino Buzzati del Deserto dei Tartari, caustico commentatore del Corriere che si permette di prendere in giro perfino Kafka (delizioso un suo articolo in cui osserva la sua ubiquità a Praga), si diverte a riunire tre grandi sue passioni: poesia, racconto e disegno. Il mito di Orfeo e Euridice, che nel racconto diventano Orfi e Eura – è trasportato da Buzzati nel mondo hippie degli anni ’60, dove Orfi è una rockstar nascente. I riferimenti artistici alla Pop Art di Andy Warhol percorrono tutto il testo, carichi di un erotismo inusitato per il periodo, tanto che la pubblicazione venne inizialmente bloccata. Il Poema a fumetti potrebbe anche esser vissuto come un test per gli studenti del DAMS: chi riconosce il pittore tedesco Caspar David Friedrich di Collina e campo arato presso Dresda, o l’ombra di Nosferatu di Murnau? E chi individua i richiami a Fellini in Treni a più piani, o a De Chirico e alle scale di Escher?
Il primo lungometraggio di Virgilio Villoresi, regista noto per il suo approccio sperimentale e visionario, è liberamente ispirato al Poema a fumetti di Dino Buzzati, pubblicato nel 1969, che rielabora il mito di Orfeo ed Euridice in chiave moder...
In un’atmosfera sospesa tra Diabolik e il Poe di The Haunted Palace, si snoda la vicenda di una discesa negli Inferi per recuperare l’amata. Ma, al momento dell’incontro, la storia classica subisce una drastica inversione di rotta. Il giovane Orfi, pieno di voglia di vivere e di successo, non riesce ad attrarre Eura a sé. Alla potenza della musica, la giovane contrappone la ragione: «Qui comanda la grande legge. Non credere alle vecchie favole». Al ritorno, un demiurgo in giacca e cravatta per un istante mostra a Orfi i veri corpi che «dormono sotto la terra, per sempre, nel silenzio della terra profonda…».
Affascinante racconto.
«Dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o scriva, io perseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare storie» (Dino Buzzati).