Giani Stuparich, nato a Trieste nel 1891, allora parte dell’Impero austro-ungarico, è considerato l’ultimo grande rappresentante della letteratura triestina. Nei suoi scritti, spesso autobiografici, restituisce delicati ritratti della vita e della società del tempo. Così accade in Guerra del ’15, Trieste nei miei ricordi, Ricordi istriani e, naturalmente, in Un anno di scuola. Ambientato al liceo Dante Alighieri – dove Stuparich prima studiò e poi per lunghi anni insegnò – questo delizioso racconto di formazione è stato adattato più volte: nel 1977 dal regista Franco Giraldi in una miniserie televisiva per la RAI e, nel 2022, dalla Compagnia Teatro Stabile del Veneto per la regia di Alessandro Marinuzzi. Un anno di scuola narra lo sconvolgimento prodotto dall’arrivo della prima ragazza al Ginnasio, fino ad allora riservato ai maschi. Una ragazza un po’ ribelle, che rivendica il diritto di «fumare, andare al caffè, rincasare la sera tardi, trattare alla pari coi maschi e discutere con loro».
Trieste, settembre 2007. Fred (Stella Wendick), diciassettenne svedese esuberante e coraggiosa, arriva in città per il suo ultimo anno di scuola in un istituto tecnico. Unica ragazza in una classe di soli maschi, calamita subito l’attenzione, s...
Nello sceneggiato Rai la ragazza scala una parete senza protezione con l’amato cappellino di paglia ornato di ciliegie e anche «il suo camminare era ostentatamente d’uomo col corpo un poco in avanti… ma le pupille erano di una luminosità solare e per la sua bocca scorrevano i sentimenti come ombre morbide sui prati». Ben presto, però, si lascia distrarre dalla nuova compagnia, «perché ella aveva bisogno di amare come di riposare nell’ombra dopo aver camminato molto nel sole».
A quei tempi l’amore si prendeva molto sul serio, tanto che nel racconto vi sono ben due tentativi di suicidio. I passatempi erano sani: tuffi e nuotate, uscite in gozzo a vela, pattinate sul Percedol ghiacciato, arrampicate in Carso. Un anno di scuola respira l’aria del Werther di Goethe. Magistrale la capacità di Stuparich di descrivere Trieste con i suoi passaggi verticali, i giardini segreti, tesa sempre verso l’alto, sotto un cielo sempre mutevole: pioggia improvvisa, grandine o raffiche di bora inaspettata.
E per chi lo vorrà leggere, una piccola curiosità: la protagonista, Edda Marty, è realmente esistita ed è divenuta una nota pediatra. L’anno del racconto è il 1909-1910.