Parola a Silvia Jop, in rotta verso la nuova edizione del Premio Inclusione e Sostenibilità Edipo Re
Alla scoperta della giuria ufficiale del VIII Premio Inclusione e Sostenibilità Edipo Re, a cura di Silvia Jop, che avrà il compito di individuare il film, tra i 12 selezionati trasversalmente nelle diverse sezioni della Mostra, che in maniera più incisiva è portatore di valori di inclusività e sostenibilità. Dopo Motta, incontriamo la scrittrice Eleonora Marangoni, protagonista di una Masterclass oggi alle 18 a Isola Edipo.
Qual è il tuo approccio personale alla visione di un film? E quale la tua predisposizione a questa esperienza?
Facendo tutt’altro, ovvero la scrittrice, non ho le competenze per un giudizio professionale puro, mi definirei piuttosto una ‘spettatrice media’. Naturalmente sono interessata alla questione del linguaggio; per me ciò che conta in ogni opera d’arte non è il cosa, ma il come. Sarà in ogni caso doppiamente complicato individuare un film che condensi i concetti di inclusione e sostenibilità, temi dal significato davvero molto amplio e con molteplici sfumature e sfaccettature. Rispetto alle mie abitudini di spettatrice questa rappresenta insieme una sfida e un esercizio; intanto perché le pellicole sono pre-selezionate da altri, in secondo luogo perché sono film diversissimi e quasi opposti tra loro. Il bello e il difficile insieme sarà cercare di giudicarli rapportandosi ad essi sia individualmente che trasversalmente. Un film che rimane impresso è tradizionalmente quello a cui ripensi il giorno dopo; ma qui sei in un calderone, guardi tre film al giorno e non fai in tempo a finirne uno che sei già in ritardo per il prossimo: una sorta di speed dating che rende quasi impossibile meditare sulle cose viste. Così, non avendo parametri professionali ipertecnici, mi farò guidare dall’emozione, da ciò che le opere muoveranno nel loro primo impatto dentro anima e testa.
La tua esplorazione dei personaggi femminili, in particolare quello della straordinaria Monica Vitti, ti ha accostato al mondo del cinema e al ruolo che la donna ricopre nell’industria dell’audiovisivo. Cosa ti ha portato ad avvicinarti a questo tema?
In quanto a riconoscimento della donna in questo settore, penso che siamo già sulla buona strada, tuttavia rimane un tema scivoloso, che va tenuto vivo e sotto attenzione pubblica sempre. Molto spesso mi chiedono se abbia scelto di concentrarmi su Monica Vitti solo perché donna. La risposta è, certamente, no. Ho scritto di lei perché era lei! Per anni sono stata affascinata dalla sua iconica figura. Inizialmente ho pensato ad un saggio, poi di prendere in analisi un film in particolare; solo dopo, ragionandoci, ho capito che l’unica scelta intelligente sarebbe stata quella di restituire la sua intera filmografia, dal capolavoro indimenticabile al filmaccio, che si vedeva anche questo solo grazie alla sua sempre mirabile capacità interpretativa. È stata un’operazione un po’ schizofrenica questo E siccome lei [ndr: titolo del libro]: 47 film, 47 donne, ruoli, mondi, produzioni diversi. Ma era necessario restituire la versatilità e la generosità di questa attrice senza pari, che non ha eredi e che avrebbe potuto tranquillamente adagiarsi nel ruolo di diva, eppure non l’ha mai fatto.
In questa esperienza di giurata sei alla ricerca di qualche personaggio femminile particolare?
Non ci ho pensato prima d’ora. Forse succederà.
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