Due film lontani, ma che si guardano da prospettive opposte, sono approdati a Venezia.82: L’Étranger di François Ozon e The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania.
Il primo riprende il romanzo del 1942 in cui Albert Camus ha dato forma alla filosofia dell’assurdo. In un’Algeri coloniale piena di tensioni, Meursault, interpretato da una promessa come Benjamin Voisin, si rivela straniero al mondo e a sé stesso: incapace di provare i sentimenti condivisi, lucido fino a diventare colpevole, vittima e carnefice di una società che non sopporta la sua sincerità disarmante. Ozon, fedele al testo, traduce in immagini la luce spietata di Camus con una pellicola in bianco e nero che rende esangue la realtà e mostra il sole come bellezza e condanna. Qui l’assurdo si fa destino, il sacrificio dell’individuo diventa riflesso di una società incapace di accogliere chi smaschera l’illusione del senso.
Per raccontare la drammatica vicenda di Hind Rajab, la bambina di sei anni intrappolata sotto un’auto a Gaza che chiese aiuto alla Mezzaluna Rossa in una telefonata durata un’ora, la regista ha scelto di utilizzare l’audio originale. Realizzato in soli dodici mesi, il fi...
Algeri, 1938. Meursault (Benjamin Voisin), un impiegato pacato e distaccato, partecipa al funerale della madre senza mostrare emozione. Il giorno dopo inizia una relazione con Marie (Rebecca Marder), una collega, e torna alla sua routine quotidiana. Ma quando il suo vicino lo ...
Tutt’altro registro è quello della pellicola della regista tunisina, che porta sullo schermo una terribile verità, quella della bimba palestinese di sei anni, Hind Rajab, rimasta intrappolata nell’auto dei parenti uccisi nel gennaio del 2024, a Gaza, durante un attacco dell’esercito israeliano. Si tratta di un documento assoluto, come la voce stessa dell’umanità alle prese ormai con il Male. Hind supplica al telefono la Mezzaluna Rossa, che non può salvarla. Ben Hania costruisce intorno alla straziante registrazione della voce vera di Hind un film di rara potenza in cui tutto ciò che è guerra, e morte, resta fuoricampo, presente più di qualsiasi altra evidenza. Se esiste il male assoluto, occorre cercarlo qui, in questa follia che è voce umana che non si arrende all’assurdo fino alla fine, quando i soccorsi possono accedere, ormai impotenti, di fronte ad immagini tragiche. L’attesa, il silenzio, il rumore delle armi sono il suono fraudolento di un mondo che fallisce nel proteggere il futuro.
Tra i due film si apre un varco filosofico: l’assurdo di Camus e Ozon come categoria universale, ovvero l’uomo che si scopre straniero, e colpevole, di fronte al non-senso della vita, e l’assurdità storica di questo controverso semi-genocidio (la sua definizione concettuale è dibattuta) che il cinema consegna alla memoria morale dell’umanità. Ozon affonda nelle radici dell’esistenzialismo europeo, Ben Hania registra l’urgenza etica di un presente inaccettabile. Entrambi ci obbligano a guardare: che sia negli occhi asciutti di Meursault o nella voce spezzata di Hind, il cinema diventa ancora una volta il luogo in cui l’impossibilità di dare senso al mondo trova la sua forma più necessaria.