Un ritratto intimo di Kim Novak, diva hollywoodiana e donna radicalmente indipendente, che ha saputo abbandonare le luci di Hollywood per vivere secondo le proprie regole. Attraverso materiali personali e la sua voce diretta, il film intreccia passato e presente sulle tracce d...
Nella mostra Hitchcock and Art: Fatal Coincidence, tenutasi nel 2000 al Montreal Museum of Fine Arts, venivano esplorate le connessioni, le suggestioni visive e le citazioni che il regista inglese aveva – consapevolmente o meno – disseminato nella sua filmografia. Nel caso di Vertigo si metteva in risalto il dettaglio del vortice dei capelli raccolti di Judy mentre contempla il Ritratto di Carlotta Valdes. La spirale, che richiama sia le vertigini del protagonista sia la trama del film, rappresenta un motivo centrale che ricorre anche nei titoli di testa ideati dal geniale Saul Bass, ispirato a sua volta dalle astrazioni di Marcel Duchamp, Man Ray e August Sander.
Kim Novak affabula e quasi ipnotizza lo spettatore con la sua dirompente bellezza di femme fatale in bilico tra eros e thanatos. Nonostante il patetico spoiler nel titolo italiano, l’enigma persiste e l’intero film ruota attorno alla sua figura misteriosa (Madeleine/Judy), che circuisce l’innamorato John Ferguson (Scottie), interpretato da un perfetto James Stewart.
Lo stesso David Lynch venne fortemente influenzato da questa opera intrisa di erotismo, noir e ossessione; ne ritroviamo alcuni elementi in Strade perdute, con lo sdoppiamento di Patricia Arquette (Renée/Alice), e Mulholland Drive, con Naomi Watts (Betty/Diane) e Laura Harring (Rita/Camilla).