Responsabile per l’internazionalizzazione a Cinecittà e al Ministero della Cultura, Stabile racconta le strategie che sostengono la crescita del cinema italiano all’estero: dal supporto alla distribuzione alle coproduzioni, dall’attrazione di produzioni straniere al ruolo dei festival e delle piattaforme.
Quali sono le strategie prioritarie avviate per implementare la valorizzazione del cinema italiano all’estero e come questo vostro lavoro negli anni è mutato e si sta evolvendo anche grazie alla crescita di alcuni autori del cinema italiano?
Nel nostro processo di internazionalizzazione dell’industria audiovisiva italiana seguiamo fondamentalmente tre linee. La prima è quella di supportare la distribuzione del prodotto finito nei mercati esteri, cercando di fare in modo che si vendano sempre più prodotti sui mercati internazionali. Per agevolare questo processo abbiamo messo a punto anche una misura economica, il Film Distribution Fund, che consiste nel riconoscere al distributore straniero che compra film italiani un contributo fino a € 50.000 a sostegno di tutte le spese di P&A (Pubblicità e Promozione) per la distribuzione nelle sale dei vari paesi del mondo. Questa misura sta funzionando estremamente bene. La seconda linea è quella di incentivare le co-produzioni, cercando di rafforzare la presenza dei nostri produttori in tutti gli eventi e occasioni durante i quali possano incontrarsi con partner stranieri. Molto spesso affianchiamo loro in una logica di cooperazione e co-produzione anche i creativi, di modo che possano sortire nuove, fruttuose idee. La terza linea è infine quella di presentare, di ‘vendere’ il territorio italiano quale location ideale per girare film. In questi casi o andiamo noi all’estero e organizziamo lì delle presentazioni, o invitiamo gli stranieri in Italia per raccontare qui le bellezze del nostro territorio, illustrando tutte le misure che lo Stato mette a disposizione, a partire dal tax credit per i produttori internazionali. Presentiamo inoltre anche i servizi che le nostre Film Commission offrono, molte delle quali dotate di fondi regionali dedicati al cinema che gestiscono direttamente e che sono cumulabili con quelli dello Stato. Un’altra misura estremamente importante che abbiamo messo a punto qualche anno fa è l’Italian Screen, un progetto che vede per la prima volta lavorare congiuntamente il Ministero della Cultura e il Ministero degli Affari Esteri, il quale attraverso il lavoro svolto da Cinecittà promuove il cinema contemporaneo italiano in giro per il mondo utilizzando tutta la rete diplomatica consolare e le sedi degli istituti di cultura. Noi reperiamo per ogni territorio i film liberi da diritti, non ancora venduti; facciamo una selezione e la mettiamo a disposizione di un piccolo comitato di valutazione locale che sceglie i titoli ritenuti più adatti ai gusti del pubblico locale. Una volta individuati questi titoli, in accordo con l’ambasciata, organizziamo degli eventi in sale nella gran parte dei casi commerciali, quindi con pubblico pagante. Questo non lo facciamo per fare cassa, ma perché la discriminante del biglietto pagato ci consente di poter misurare l’effettivo interesse locale verso le opere selezionate, monitorando così l’effettivo potenziale di un dato mercato. Si fanno queste proiezioni coinvolgendo gli addetti ai lavori locali, facendo dei veri e propri screening test, in modo che il distributore possa valutare in diretta la reazione del pubblico. A quel punto presentiamo al distributore di turno gli incentivi che mettiamo a disposizione qualora decidesse di comprare il film e/o di venire a girare in Italia. In tal modo si fa promozione culturale per l’ambasciata, dal momento che si presentano film italiani di recente produzione in lingua originale sottotitolati, e parallelamente promozione commerciale, perché coinvolgendo gli addetti ai lavori cerchiamo di fare in modo che i nostri film trovino degli acquirenti. Di fatto noi non creiamo una struttura centralizzata come per esempio succede in Francia con Unifrance, ma ottimizziamo tutte le risorse e le istituzioni già presenti sul posto – ambasciate, consolati, istituti di cultura -, soggetti importanti della nostra diplomazia che virtuosamente rappresentano l’Italia nel mondo, declinando la loro azione anche verso l’industria audiovisiva.
L’industria cinematografica americana da sempre è la prima protagonista del mercato internazionale. Tuttavia crediamo che l’industria europea dell’audiovisivo goda anch’essa di ottima salute, con un potenziale importante ancora da sfruttare. Quali i punti di forza e quali ancora le debolezze del mercato europeo?
L’industria audiovisiva è in continua evoluzione sia per quel che riguarda le nuove tecnologie, che per quel che attiene i continui sommovimenti degli assetti geopolitici. L’Europa ha un ruolo fondamentale nell’industria cinematografica, dove ricoprono a loro volta un ruolo di oggettivi primattori la Francia e l’Italia. Noi insieme abbiamo inventato il concetto di co-produzione. Il primo accordo di co-produzione è stato proprio realizzato per regolamentare i film che producevano in collaborazione gli italiani e i francesi. Tutti quelli della mia generazione confondevano gli attori francesi con gli attori italiani, così come succedeva a parti invertite in Francia. Insieme abbiamo fatto i più grandi capolavori della storia del cinema. Ci sono naturalmente anche altri paesi europei che rivestono ruoli importantissimi in quest’industria, ma fondamentalmente il cinema europeo, almeno dal mio punto di vista, è caratterizzato in primis dalla leadership esercitata dall’Italia e dalla Francia. L’America ci ha insegnato a fare marketing, ci ha insegnato come ci si deve meglio promuovere nel mondo. Loro riservano quasi più importanza alla promozione, spendendo spesso più in marketing che nella produzione di un film. Come ben sappiamo mai come oggi ci sono diatribe e tensioni tra America ed Europa, diciamo pure delle vere e proprie barriere, ma il cinema guarda e sa andare oltre. Sono infatti cresciuti negli ultimi decenni nel mondo importanti nuovi poli dell’industria cinematografica, quindi dobbiamo ora avere ben chiaro che non ci si deve concentrare esclusivamente sul mercato occidentale. Basti pensare all’importanza assunta dal sud-est asiatico, che è composto da tanti piccoli paesi, piccole realtà che se iniziamo a guardarle come un tutt’uno rappresentano un mercato enorme. Senza contare la Cina, un gigante con il quale dobbiamo sempre di più fare i conti. Il pubblico cinese si è stancato di vedere i film americani e al contempo si è stancato di vedere i film cinesi che hanno sempre le stesse storie, come se raccontassero sempre lo stesso film con delle facce diverse. C’è una grandissima fame di cinema europeo e il cinema italiano, che ha formato studenti e cineasti di tutto il mondo, è tra i preferiti nel grande Paese asiatico. Ogni volta che esce un remake di un nostro vecchio film in Cina ottiene dei risultati davvero fino a poco tempo fa inimmaginabili. Noi proprio sulla Cina abbiamo cominciato a lavorare in un modo molto più attento. Abbiamo siglato un accordo con un’importante società di distribuzione locale che all’interno di Italian Screen ogni anno sceglie il titolo che ritiene più adatto a quell’immenso mercato, mettendo a punto una campagna mirata, selezionando bene il pubblico al quale rivolgersi. Abbiamo cominciato due anni fa con Paola Cortellesi con il suo C’è ancora domani e abbiamo visto tutti il successo che ha avuto; in questi giorni è in corso la distribuzione di FolleMente di Paolo Genovese e anche in questo caso speriamo che i risultati siano altrettanto rilevanti. Un altro player fondamentale è l’India, con il quale co-produrre non è una strada facilmente percorribile data la tipologia peculiare che caratterizza il suo cinema così lontano dal nostro. Non è perciò facile distribuire i nostri prodotti sul mercato indiano. Quello che è invece importante e fattibile è attirare i produttori indiani a girare in Italia, sia per le importanti ricadute economiche e turistico-promozionali sui nostri territori che ne deriverebbero, sia per alimentare nuove forme di collaborazione che potrebbero dar luogo un domani a nuove produzioni.
Il Festival di Venezia in particolare, ma più estesamente i principali festival internazionali, rappresentano delle occasioni di prima importanza per rendere visibili tutte queste attività. Crede che continuerà ad essere ancora così domani?
Credo proprio di sì. I festival sono un momento importantissimo per l’industria del cinema. In particolare quelli dal respiro più internazionale, in primis naturalmente, oltre a Venezia, Cannes e Berlino. Noi constatiamo come molti film si distribuiscano all’estero molto meglio quando hanno avuto un passaggio prima in qualche festival, senza necessariamente aver vinto qualche premio. Chiaro che chi vince ha la strada meglio spianata, ma già il fatto di essere stato selezionato in competizione o in una sezione collaterale, e comunque di poter essere distribuito con il logo di quel festival, aumenta notevolmente l’appeal di un film verso il pubblico delle sale. Anche il red carpet di un grande festival è un passaggio fondamentale per la vita successiva di un film in quanto primo momento di promozione mediatica che vede coinvolto tutto il cast, cosa assai difficile in altri contesti e momenti.
Parallelamente i festival sono un luogo importantissimo anche per gli incontri. Qui si fa il punto della situazione dell’industria, si elaborano strategie insieme, si discutono progetti. È comunque anche un momento di mercato. Venezia non ha un vero e proprio mercato, ma sappiamo perfettamente che un film che è passato a Venezia viene venduto o negoziato pochi giorni dopo al mercato di Toronto.
In questo contesto quale il ruolo dell’Italian Pavilion?
È la casa e la vetrina del cinema italiano. Da anni lo organizziamo nei festival e mercati più importanti. Chiaramente in quello di Venezia, casa nostra, il primo festival storicamente al mondo e il più importante assieme a Cannes, cerchiamo di dare il nostro meglio. Abbiamo iniziato ad allestire da due anni un doppio spazio con possibilità di incontri istituzionali, presentazioni di festival, panel delle Film Commission e molto altro ancora, offrendo la possibilità anche a cinematografie straniere con le quali durante il corso dell’anno interagiamo di presentare i loro progetti ed attività, cercando di agevolare al meglio l’incontro tra professionisti di questa complessa industria. Uno spazio modulare, fondamentalmente una piattaforma dove tutti trovano casa e accoglienza.
Prima ha citato lo strumento del tax credit. Al netto delle polemiche che ciclicamente interessano questo tema, può aiutarci a fare chiarezza su quali siano le differenti opportunità che questo strumento offre alle produzioni nazionali e a quelle internazionali?
È fondamentale tenere chiara la differenza tra il tax credit che supporta la produzione nazionale e la misura messa a punto per l’attrazione di produzioni straniere. Molto spesso si fa infatti confusione tra queste misure che hanno due finalità totalmente oppose. Il tax credit per la produzione italiana è uno strumento che supporta e aiuta i nostri produttori a realizzare film, quindi è correlato al all’opera audiovisiva. Il tax credit per le produzioni internazionali è stato invece pensato, ideato e realizzato per attrarre produzioni straniere sul territorio italiano, per attrarre investimenti, per fare in modo che i produttori stranieri vengano in Italia e spendano soldi sul territorio italiano girando prodotti audiovisivi.
Tra la produzione e la distribuzione, come si inserisce la vostra azione di promozione rispetto alle piattaforme, nuovi fondamentali player nell’industria cinematografica?
Le piattaforme sono oggi dei partner ineludibili e di primaria importanza. Un tempo un film recuperava tutti i costi solo con la vendita di biglietti; c’era la prima visione, la seconda visione, la terza, c’erano le sale parrocchiali. La piattaforma in questo percorso si è inserita come se fosse una seconda visione, una sala parrocchiale, comunque un momento estremamente importante della vita commerciale di un film. Noi abbiamo sostenuto e promosso l’uscita sulle piattaforme con un supporto economico alla distribuzione estera dei film durante tutto il periodo del Covid. Finita l’emergenza abbiamo sospeso questo sostegno, ma chiaramente in tutta l’attività di promozione e supporto che svolgiamo a favore delle vendite dei film all’estero siamo ben consapevoli che oltre alle sale un ruolo di assoluta rilevanza è svolto dalle piattaforme, in grado di garantire una diffusione amplissima ai film con conseguenti benefici alla loro vita commerciale.
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