Quarant’anni di Settimana Internazionale della Critica, sempre più “festival nel festival” e terreno di indagine cinematografica contemporanea. Un’edizione che segna un doppio anniversario, con dieci anni di SIC@SIC per una critica che si fa sempre più spazio di resistenza, come ci racconta la Delegata Beatrice Fiorentino.
Come nasce la selezione 2025?
Ci siamo messi in ascolto senza idee precostituite, pronti a intercettare e ad accogliere segnali di novità, di creatività, storie che appartengono all’oggi e che provengono da tutto il mondo. Abbiamo dato spazio alle istanze più significative e impellenti, avendo in mente un’idea di cinema capace di rappresentare la complessità del presente, ma anche di ragionare sulle immagini, di sfidare i canoni in qualche modo rinnovandoli.
Un terreno di indagine che si fa specchio di un mondo che ritroviamo sempre più precario. Quali le opere selezionate in cui questo senso di incertezza è emerso maggiormente?
È un tratto che accomuna praticamente tutti i film della selezione: Ish è “cinema di poesia” nella sua accezione pasoliniana, parlandoci di quanto sia difficile crescere in un luogo che da un lato ti accoglie e dall’altro ti respinge; Straight Circle denuncia senza appello l’assurdità dei confini con una proposta formale detonante; Gorgonà affronta la questione del potere e della gestione delle risorse energetiche in chiave femminista; Roqia evidenzia le divisioni interne al mondo islamico e mette in guardia dai rischi che derivano dai processi di rimozione della memoria storica; in Cotton Queen una ragazza si ribella al colonialismo in Sudan. Rispetto agli anni passati, tuttavia, l’energia che si è messa in moto genera una forza positiva, esplosiva, mai conciliante, tesa a un cambiamento che porta con sé un’idea di futuro.
Come si sentirebbe di definire il panorama registico italiano, presente e soprattutto futuro?
Il cinema italiano, quando esce dalla zona di comfort, è capace di competere anche ai massimi livelli sulla scena internazionale. E infatti dopo due anni di gravi incertezze produttive abbiamo ben due titoli italiani in competizione: Agon di Giulio Bertelli e Waking Hours di Federico Cammarata e Filippo Foscarini, due sfide bellissime che parlano la lingua del presente, firmate da due registi che sanno cos’è il mondo e il cinema di oggi.
Nonostante i problemi, quindi, il cinema italiano sa camminare a testa alta, giocando in attacco, non in difesa. Attendiamo con grande curiosità i film italiani delle altre sezioni veneziane, ma anche solo basandoci su ciò che abbiamo visto di recente a Cannes e a Locarno possiamo ben sperare.
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Dieci anni di SIC@SIC, che anche quest’anno ha selezionato 7 titoli a fronte di oltre 300 cortometraggi ricevuti. Quali le caratteristiche che vi hanno colpito di più in queste opere prescelte?
L’estrema varietà e la consapevolezza acquisita in un tempo relativamente breve da questi giovanissimi filmmaker. Oggi è assodato il fatto che il cortometraggio non è solo un banco di prova, un passaggio quasi “obbligato” per poter approdare all’opera prima, ma una forma artistica con un respiro, un tempo, dei codici propri. Un territorio da conquistare. I registi e le registe si sono finalmente appropriati di questa zona aperta e la esplorano con totale assenza di vincoli. Solo pochi anni fa eravamo ancora bloccati tra camera e cucina, oggi ti puoi aspettare di tutto.
Come nasce e arriva al pubblico Yes, Future, immagine ufficiale dell’edizione 2025?
Da un lato dal desiderio di celebrare i 40 anni della SIC rendendo omaggio a Gummo di Harmony Korine, lanciato alla Settimana della Critica nel 1997, che conserva ancora perfettamente intatta la sua furia anarchica e corrosiva. Dall’altro lato pensando a una gioventù che reclama – giustamente – una possibilità di futuro, contraddicendo l’idea di no future che invece spesso accompagna le ribellioni giovanili. Per il quinto anno consecutivo le suggestioni si sono concretizzate in immagine grazie al tratto creativo di Mauro Uzzeo, Emiliano Mammucari e Fabrizio Verrocchi.