La continua tensione tra finzione e realtà/realismo è ciò che ha mosso il regista tedesco Werner Herzog all’interno della sua vasta filmografia, costellata da opere di fiction dal forte impatto documentaristico – basti pensare all’epico Fitzcarraldo, ad Aguirre, furore di Dio – e da opere di impronta documentaria che l’autore ha trasformato ed elaborato rendendole più simili a lavori di fantasia. Nato tra le montagne bavaresi, fin da giovanissimo sente l’impulso a filmare il mondo che lo circonda, interrogandosi sul significato stesso della rappresentazione filmica. Né il concetto di cinéma vérité, locuzione diffusa dal sociologo francese Edgar Morin nel 1960, né quello di documentario bastano per comprendere la sua poetica.
Herzog è da sempre grande maestro nello scombinare tanto il linguaggio dei media quanto la realtà stessa, scandagliando attraverso il mezzo cinematografico i livelli più profondi della verità: una verità poetica, estatica e più profonda. I suoi film epici, che mostrano imprese al limite dell’impossibile, portate avanti da personaggi fuori dal comune e quasi folli, nascono come operazioni titaniche fin dal momento della messa in scena. Emblematico, in questo senso, è il documentario Kinski, il mio nemico più caro (1999), che rivela sia il modus operandi del regista, sia il rapporto con Klaus Kinski, suo attore feticcio, con il quale si instaurava un’alchimia creativa esplosiva.
Un animale che si credeva scomparso per sempre e uno tra i più acuti osservatori della Natura, raccontata in tutta la sua irresistibile e inspiegabile semplicità. Il documentario ci porta a seguire le tracce più o meno visibili di un misterioso branco di elefanti nella fitt...
Una discesa agli inferi per trovare l’El Dorado che porterà morte e follia.
Rifacimento del film di Murnau del 1922 con un inquietante Kinski, perfetto nella parte del mitico vampiro.
Un misero soldato viene travolto dalla gelosia e dalla follia in un crescendo di violenza.
Un sognatore megalomane (lo stesso regista, così come il protagonista del film) che plasma la natura a suo piacimento per un’impresa titanica.
Il Kuwait dopo la guerra come un pianeta alieno, con paesaggi infernali.
Una profonda riflessione sulla pena di morte attraverso le parole dei condannati.