Se andiamo a vedere le nomination degli Oscar 2026 e le classifiche delle migliori colonne sonore 2025 nei siti più accreditati notiamo con plastica evidenza la coesistenza della generazione dei Maestri (Alexandre Desplat con Frankenstein, Hans Zimmer con F1, Max Richter con Hamnet, Michael Giacchino con The Fantastic Four: First Steps) con i Giovani Leoni 30-40enni (Daniel Lopatin con Marty Supreme, Bobby Krlic con Eddington e Anemone, Jerskin Fendrix con Bugonia). E poi c’è lui, il Nuovo Prodigio: ha vinto l’Oscar con Black Panther nel 2019, Oppenheimer nel 2024, Sinners nel 2026. E ha composto la musica di Odyssey. Ovvero, l’irruzione di Mozart a Vienna nel 1781, la première de Le Sacre du printemps il 29 maggio 1913, l’uscita di Revolver nel 1966: eventi musicali che modificheranno profondamente il DNA della musica fino ad allora ascoltata. Lui ovviamente è Ludwig Göransson, svedese di 42 anni, comunque inseribile nella pattuglia dei Giovani Leoni. Ciascuno, sia del gruppo dei Maestri che dei Giovani Leoni, ha la sua specificità, le sue ascendenze musicali, la sua cifra d’autore: inserirli nei due gruppi è certamente una limitazione e una forzatura, ma comunque serve a definire una differenza fondativa. Da una parte, diploma del Conservatorio, rigorose strutture sinfoniche, colonne sonore fedeli e illuminate ancelle delle immagini (con Zimmer un po’ meno, lui è un autodidatta, nipote del kraut rock degli anni ’60).
Ultima sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci: Leo, produttore musicale di successo alle prese con una dipendenza, e Anne, fisioterapista enigmatica, si legano in una relazione intensa e tormentata, in cui presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si c...
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Allen Nelson (Rodney Hicks), afroamericano cresciuto tra povertà e discriminazione, si arruola nei Marines a diciott’anni e nel 1966 viene inviato in Vietnam, dove impara a uccidere senza esitazione. Tornato negli Stati Uniti con un grave disturbo post-traumatico, perde fam...
Dall’altra – l’unica eccezione è Göransson, diplomato presso lo Stockholm Royal College of Music – compositori dalle esperienze musicali essenzialmente consumate nello sperimentalismo underground, da cui deriva un approccio alla musica da film radicalmente altro: non solo per come la musica viene prodotta (del tutto infrequente il ricorso all’orchestra, sostituita da strumenti e software digitali), ma anche, e soprattutto, per la sua funzione, che non è più quella di sofisticato commento, ma di elemento paritario rispetto alle immagini, che nasce cioè insieme alle immagini orientandone il più possibile senso e direzione. Tutta questa premessa serve per individuare i due campi di forze che oggi si fronteggiano nella musica per film. E anche se nessuno dei compositori citati presenterà suoi lavori a questa Mostra del Cinema, tuttavia questo non significa che non siano egualmente presenti musicisti di altissimo livello e che questi non siano collocabili nelle due grandi famiglie che abbiamo abbozzato.
Di seguito elenchiamo quelli che, sulla carta, sembrano essere dei momenti di forte interesse e di notevoli aspettative sul fronte musicale nei film presenti in Concorso:
Il film di Andrea Pallaoro, The Echo Chamber, è musicato da Clément Ducol. Al forte interesse per la genesi del film, che utilizza una sceneggiatura inedita di Bernardo Bertolucci, si aggiunge quello per la musica: Clément Ducol è infatti co-vincitore dell’Oscar 2025 per la migliore canzone originale, El mal, nel film Emilia Pérez.
Tra i Maestri annoveriamo senza dubbio Alberto Iglesias. La sua musica, ricca di tensione e di scarti psicologici, è la colonna sonora dei film di Almodóvar degli ultimi vent’anni. Iglesias, e questa è una grande novità, ha composto le musiche del film in Concorso di Nanni Moretti, che fin qui si era rivolto ai suoi due autori di riferimento assoluto, vale a dire Franco Piersanti e Nicola Piovani.
Per l’argomento del film e per la natura del sodalizio artistico, coviamo grandi aspettative per la musica del film di Herzog, Bucking Fastard, il cui autore è Ernst Reijseger, violoncellista classico con una lunga pratica di musica sperimentale d’avanguardia, che da oltre vent’anni ha saputo offrire alle visioni del regista tedesco una straordinaria texture timbrica ed emotiva.
Daniel Pemberton è l’autore della musica di Ink, il film di apertura di Danny Boyle. Dopo gli exploit dei due film di Spider Man e la nomination per Il processo ai Chicago 7, davvero le attese non possono che essere ora elevatissime. Pemberton è uno dei talenti musicali più puri e creativi della scena contemporanea; ogni sua colonna sonora nasce da un’idea fondativa forte che permea l’articolazione del suono lungo tutto il film.
Concludiamo con il film di Shinya Tsukamoto, Mr. Nelson, Did You Kill People?. Le musiche di Chu Ishikawa per la saga di Tetsuo, con la loro miscela di parossismo industrial e di violenza percussiva, hanno fatto scuola nell’ambito del cinema indipendente. Purtroppo il musicista è morto nel 2017. Per questo suo ultimo lavoro Tsukamoto si è allora rivolto a ermhoi, una musicista nippo-irlandese che nella sua musica fonde atmosfere malinconiche e riflessive con quelle elettroniche e liquide della Macchina Morbida.