BUCKING FASTARD_Ernst Reijseger è un violoncellista e compositore d’avanguardia olandese che da vent’anni è collaboratore musicale di riferimento di Herzog. Il regista ha dichiarato esplicitamente che «Ernst è uno dei grandi musicisti del pianeta, la cui musica precorre i tempi». E non c’è dubbio che i lavori degli ultimi vent’anni di Herzog, in cui i documentari prevalgono sui film di finzione (anche se sappiamo che con Herzog questa differenza di format va presa per le molle) e in cui il titanismo visionario di Aguirre e Fitzcarraldo sembra essere stato sostituito da una riflessione sul sogno come componente essenziale dello spirito umano, trovano nelle musiche di Reijseger una componente fondamentale per sperimentare quella ricerca di sublime e di verità che da sempre è il marchio di fabbrica di Herzog.
In questo film il compositore olandese utilizza un ensemble di strumenti acustici da lui diretto e un quartetto d’archi per una serie di sequenze sonore che oscillano tra garbato atonalismo e approccio folk (quando le sorelle vanno ad abitare in campagna dalla zia). È musica che equivale a un soffio di vento, perché nel film la musica risuona già nelle frasi unisone delle sorelle, nei loro volti fiduciosi dell’amore eterno.
La musica quindi non è un commento a quest’aura musicale trasmessa dalle sorelle Holbrooke (per Herzog l’espressione “commento musicale” è una bestemmia, perché la musica non deve commentare, ma disvelare), quanto un raddoppio di quest’aura, un tentativo di dislocare questa forza magnetica in una dimensione estetica, spirituale.

Jean e Joan Holbrooke pensano, si muovono, parlano e persino inciampano nelle parole all’unisono (è un lapsus linguistico pronunciato insieme in tribunale a dare il titolo al film). Ispirandosi alla storia vera delle gemelle Freda e Greta Chaplin, note nel Regno Unito degli...
Poco prima del golpe cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro superiore, MJ. Tra i moai e l’isolamento di un paradiso remoto, i due partner di lunga data si confrontano con un passato oscuro e con le cospira...
WILD HORSE NINE_Nei film ambientati in epoche molto connotate musicalmente e geograficamente è possibile che la colonna sonora originale del compositore vada un po’ a rimorchio delle canzoni dell’epoca, che vengono utilizzate qua e là nel corso del film. Non è una questione di qualità della musica, ma solo di un’economia delle forze in campo che privilegia la riconoscibilità estrema delle canzoni rispetto alla musica ad hoc.
Nel film di McDonagh, ambientato nel 1973, ne abbiamo due in particolare, entrambe del 1966: una è Gracias a la vida, scritta da Violeta Parra, l’altra è Out of Time dei Rolling Stones. Una canzone di ringraziamento per la ricchezza con cui l’uomo può esprimersi nel mondo, che esprime un senso di inadeguatezza e di confusione. E sette anni dopo il Cile sarà l’ennesimo banco di prova di come sia la confusione a mangiarsi la bellezza.
