SOUNDTRACKS_2026_ROSSO

Daily #7

a cura diF.D.S.
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  • martedì, 8 settembre 2026

Look Back_Il 9 luglio di quest’anno, alla basilica di Massenzio, ho assistito a un concerto di musiche di Alexandre Desplat dirette da lui. Nel libretto di sala c’era scritto che da bambino Desplat era stato influenzato in sommo grado dalla colonna sonora, composta da Hikaru Hayashi, del film L’isola nuda, del 1960, per la regia di Kaneto Shindō. In casa Desplat si sentiva più volte al giorno quel magico pezzo suonato dal flauto traverso che compare nel film, dove, come sapete, nessuna parola viene pronunciata. Ora, a me pare che L’isola nuda, musicalmente parlando, abbia definito una sorta di modello per la musica del cinema giapponese degli ultimi cinquant’anni. Un unico esempio, ma illuminante: la musica composta da Joe Hisaishi per il film L’estate di Kikujiro di Takeshi Kitano. Musica atmosferica, non saprei come definirla in altro modo: fatta di sole, di aria, di suoni della natura, musica in grado di esprimere un livello altissimo di significazione non solo per il fascino della melodia, ma per la capacità che ha di entrare nelle pieghe del film, di compenetrarsi con le immagini. Insomma, sembra quasi che musica e immagini nascano nello stesso momento dalla stessa mente creativa. La stessa cosa ho pensato ascoltando la musica di Yuta Bandoh per Look Back, il magnifico film di Koreeda. Musica fatta d’aria, di movimento, di luminosità che esprime al meglio il senso originale del cinema giapponese: il ritorno all’archetipo, la nostalgia dell’essenziale. Capolavoro di film, capolavoro di musica.

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