Ogni anno si fa tutto più complicato. Viviamo in un mondo sempre più difficile e dentro un universo, quello del cinema, segnato da una crisi strutturale che ormai conosciamo bene. Ci sono problemi produttivi, finanziari, distributivi. I meccanismi tradizionali sono saltati, i grandi studi sono in crisi e non hanno ancora capito come uscirne. Nessuno sa più come promuovere i film, come fare il marketing, perché gli strumenti abituali sono scomparsi. Dentro a questo groviglio generale il paradosso è che la produzione non diminuisce, anzi, cresce in tutto il mondo. L’anno scorso avevamo ricevuto 4.200 titoli tra lungometraggi, documentari, corti. Quest’anno ne abbiamo ricevuti oltre 4.500, quasi il 10 % in più. Vale la vecchia regola che non si smentisce mai: quantità non significa necessariamente qualità.