Ali Asgari

di Davide Carbone
  • venerdì, 11 settembre 2026

Figura di punta della più giovane generazione del cinema iraniano affermatasi all’estero, Ali Asgari segna una svolta geografica e tematica fondamentale rispetto ai maestri storici: dall’Iran rurale e polveroso di Kiarostami a una Teheran contemporanea, metropolitana e vitale, tra interni di design e scorci urbani. È dentro questo paesaggio moderno che il regista innesta il proprio sguardo dissidente, capace di smontare il controllo del potere con un equilibrio magistrale tra tensione morale e tagliente ironia. Cinque titoli fondamentali per comprendere l’evoluzione del suo cinema.

A BIT OF LIGHT

Un medico iraniano, disperato dopo un arresto che gli costa lo studio professionale, decide di togliersi la vita. Prima di compiere l’estremo gesto desidera trascorrere del tempo con la famiglia e dedica un’ultima giornata a fratelli e madre, cercando di prepararli al dist...

LEGGI
Ali's five
Disappearance
(2017)

Incluso in Orizzonti, con giuria presieduta da Gianni Amelio, l’esordio del regista nel lungometraggio di finzione è una storia dal taglio quasi documentaristico che parla di controllo sociale e morale, corpo femminile e vulnerabilità.

La bambina segreta
(2022)

Basato sul cortometraggio The Baby, presentato da Asgari a Venezia nel 2014, di cui il regista modifica il finale nella versione lungometraggio.

Kafka a Teheran
(2023)

Co-direzione e co-scrittura di Alireza Khatami, che Asgari ha conosciuto nel 2017 a Venezia. Nove episodi di vita quotidiana a Teheran in cui vengono sviscerate le assurdità di un sistema che controlla, sanziona e regola ogni aspetto della vita dei cittadini.

Higher than Acidic Clouds
(2024)

Più che un documentario, un saggio autobiografico del regista, che si è visto vietare dalle autorità l’uscita dall’Iran dopo la proiezione a Cannes del suo film Kafka a Teheran. Asgari si rifugia in un flusso di pensieri, lì dove la censura non può arrivare.

Divine Comedy
(2025)

Quando il realismo usa la forma cinematografica per accentuare l’assurdità del mondo che ritrae. Bahram è un regista a cui il Ministero della Cultura iraniano ha imposto la censura: in sella a una Vespa, intraprende una missione per organizzare proiezioni clandestine del suo ultimo film.

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