Pochi attori della sua generazione hanno compiuto una metamorfosi tanto radicale quanto calcolata. Archiviato rapidamente lo status di idolo giovanile da franchise globale, Robert Pattinson ha scelto di mettere il proprio corpo e la propria visibilità al servizio del cinema d’autore più spigoloso e intransigente. Dai deliri asettici del tardo-capitalismo alle claustrofobie in bianco e nero, fino alle derive allucinate dei bassifondi contemporanei, l’attore britannico ha ridefinito la propria carriera attraverso ruoli respingenti, nevrotici e costantemente sul filo del collasso. Cinque film per ripercorrere l’evoluzione di un talento inquieto.
Al suo esordio nel cinema di finzione, il documentarista statunitense Lance Oppenheim si ispira a una controversa pagina della televisione americana, esplorando la zona d’ombra tra giornalismo investigativo, spettacolo e giustizia. Nel 2006 Chris Hansen (Robert Pattinson), c...
Un road-movie ostinatamente interrotto dai singhiozzi del classismo nell’era capitalista post-9/11 e post-crisi del 2008: Cronenberg rilegge DeLillo lungo il riflesso di un finestrino oscurato, quello della limousine del multimiliardario Eric Packer. Viaggio dantesco dove Eros e Thanatos si incontrano sullo sfondo di una Manhattan in rivolta.
La storia in tre atti (d’ira) dell’infanzia di un futuro leader fascista. Debutto alla regia di Brady Corbet, Premio Orizzonti e Leone del Futuro a Venezia.
Un tour de force febbrile concentrato in una notte. Nick, affetto da disabilità cognitive, viene arrestato dopo una rapina in banca, mentre il fratello Connie si lancia in una fuga disperata nel tentativo di liberarlo. Un’America underground infetta e un aut-aut tra etica e legami di sangue.
Un “dagherrotipo della paura” di difficile classificazione, ma anche un’allucinazione in bianco e nero tutta freudiana, ritmata da dialoghi convulsi sotto la luce ipnotica di un faro.
La storia d’amore – sdrucita, sfinita – tra Grace e Jackson. Il ritratto autentico del disturbo psicologico nella sua complessità straziante. Il tutto filtrato da una limpidezza fotografica che avvolge la sofferenza di un tessuto onirico, quasi anestetizzante.