Il fuoco madre

Edoardo De Angelis porta in Concorso il romanzo di Franchini
di Marisa Santin
  • mercoledì, 9 settembre 2026

Con Il fuoco che ti porti dentro Edoardo De Angelis porta in Concorso una resa dei conti familiare che si consuma durante una cena di Natale. Al centro, il legame incandescente tra una madre carismatica e devastante e un figlio costretto a misurarsi con un amore feroce, comico, impossibile da pacificare. Con Vanessa Scalera e Lino Musella, De Angelis trasforma lo spazio domestico in un campo di battaglia emotivo, scandito dalla musica – femminile e sospesa – di La Niña.

Nel libro di Antonio Franchini c’è una madre reale, raccontata senza protezioni, e insieme un modo di interrogare un certo carattere italiano e meridionale. Che cosa ha riconosciuto in questo materiale come profondamente suo? E dove ha sentito invece la necessità di allontanarsene?
Nelle memorie di Franchini c’era tutto ciò che mi serviva per il film: una donna eccezionale, carismatica e devastante, una sirena che non puoi smettere di ascoltare anche se ogni cosa che dice ti fa male. Io sono cresciuto con una donna così, era mia nonna. Il giorno della vigilia di Natale mi costringeva a trattenere il cappone mentre lei lo decapitava con un coltello da cucina. Non so dire in cosa mi sia allontanato dal libro, non ricordo bene, Franchini era sempre accanto a me a dirmi: adesso è tuo, facci quello che vuoi.

Il cuore del film è una cena di Natale che diventa campo di battaglia, comico e feroce. Come ha lavorato sullo spazio della casa per far crescere la tensione?
Lo spazio è per me un territorio di ricerca cinematografica molto fertile. Ho immaginato la casa come un campo di battaglia, con le retrovie, le trincee, l’avanguardia e i rapporti familiari come una lotta epica per la supremazia. Se ci rifletto su, non siamo tanto lontani da Comandante, siamo pur sempre in guerra!

Angela deve essere eccessiva, ostile, persino insopportabile, senza però trasformarsi in una caricatura. Come ha lavorato con Vanessa Scalera e Lino Musella per tenere insieme violenza, comicità, dipendenza e amore? Quanto è nato dalla scrittura e quanto invece dal lavoro degli attori sul set?
Agli attori ho chiesto di prepararsi molto bene sulla scrittura, di avere memoria di ferro di tutte le scene e battute. Poi gli ho chiesto di dimenticare tutto.

Dopo le collaborazioni con Enzo Avitabile (Indivisibili e Il vizio della speranza), per Il fuoco che ti porti dentro ha scelto La Niña. Che cosa cercava nel suo universo musicale? Quale voce voleva dare a questa famiglia e a questa Napoli così lontana fisicamente da Milano e pur così viva e presente?
La Niña prende il testimone di Avitabile, le due collaborazioni sono in continuità rispetto al mio lavoro sul fotogramma. Volevo in questo caso una voce femmina, uno sguardo di gatto, con la preda tra le grinfie e un occhio aperto su ciò che non è qui, non è adesso.

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