Il labirinto di Zeller

Dal dramma della percezione alla metafora sociale: una traiettoria d’autore
di Stefano Nardelli
  • martedì, 8 settembre 2026

Dopo The Father e The Son, Zeller mette alla prova le proprie ossessioni visive con Javier Bardem e Penélope Cruz, in Bunker (Venezia 83) trasformando un rifugio anti-apocalisse nel teatro delle nostre insicurezze collettive.

Per Florian Zeller la realtà è un labirinto. Non tanto perché sia misteriosa, quanto perché cambia a seconda di chi la guarda. Nato a Parigi nel 1979, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e regista, Zeller ha costruito il proprio universo intorno a questa instabilità della percezione: nei suoi testi teatrali il vero e il falso, il ricordo e il presente, l’amore e il risentimento finiscono continuamente per confondersi. È una poetica nata soprattutto a teatro con commedie e drammi come Le Père, Le Fils e La Vérité, nei quali la struttura narrativa diventa spesso una macchina per mettere lo spettatore di fronte ai propri dubbi. Quando passa al cinema, Zeller non abbandona quella lezione, ma la trasforma in linguaggio visivo.

The Father (2020), tratto da Le Père, porta lo spettatore dentro la mente di un uomo affetto da demenza: gli spazi cambiano, le identità si confondono, la certezza si sgretola. Il film vale a Zeller e Christopher Hampton l’Oscar per la sceneggiatura non originale e ad Anthony Hopkins quello per l’interpretazione. The Son (2022), tratto da Le Fils e presentato proprio a Venezia, sposta invece il labirinto sul terreno della depressione e dell’incomunicabilità familiare. Con Bunker, Zeller compie un passo ulteriore: per la prima volta non parte da un proprio testo teatrale, ma scrive direttamente per il cinema. Al centro, una coppia interpretata da Javier Bardem e Penélope Cruz, il cui equilibrio si incrina quando lui, architetto, accetta di progettare un bunker di sopravvivenza per un miliardario della tecnologia.


Il bunker diventa così uno spazio concreto e insieme metaforico: un rifugio dalla catastrofe esterna che finisce per far emergere quelle interiori. Ancora una volta Zeller parte dall’intimità per allargare lo sguardo alle paure del presente – il potere, l’isolamento, la disuguaglianza, l’angoscia per il futuro – senza rinunciare alla sua domanda fondamentale: quanto possiamo davvero conoscere l’altro? Dopo aver trasferito il teatro nel cinema, Zeller sembra dunque voler verificare cosa accade quando il labirinto non è più soltanto mentale o familiare, ma diventa anche politico e sociale. Bunker potrebbe essere il luogo in cui tutte queste ossessioni finiscono per incontrarsi: un rifugio costruito per difendersi dal mondo, dove il mondo, inevitabilmente, trova comunque modo di entrare.

LATEST

CONTENTS

VENEZIA NEWS #313-314

VeNewsletter

Ogni settimana / Every week

il meglio della programmazione culturale di Venezia / the best of Venice's cultural life

VENEZIA NEWS #313-314

VeNewsletter

Ogni settimana

il meglio della programmazione culturale
di Venezia