Dalla necessità di un fondo pubblico-privato per rafforzare le imprese alla tutela della proprietà intellettuale sui mercati esteri: la Presidente dell’APA Chiara Sbarigia analizza le sfide industriali dell’audiovisivo italiano, guardando all’evoluzione del MIA e all’apertura verso formati emergenti come i microdramas.
Presidente, dal Lido di Venezia quali sfide prioritarie individua per l’audiovisivo italiano?
Il nodo centrale è la sottocapitalizzazione delle nostre imprese e la riduzione degli utili. Il tax credit è fondamentale ma non basta: occorrono strumenti specifici di garanzia bancaria. Per questo l’APA sta da mesi lavorando alla costruzione di un fondo pubblico-privato che sostenga la crescita strutturale.
Come sbloccare la competitività dei nostri produttori sui mercati esteri?
Servono tre leve: tutele sulla proprietà intellettuale ispirate alla normativa francese e ai Terms of Trade britannici, l’estensione degli accordi di coproduzione a tutto l’audiovisivo e una strategia di promozione internazionale seria e che interessi tutta la filiera produttivo-creativa.
Il MIA di Roma si conferma un appuntamento chiave per il settore. Come si evolverà?
Il MIA resta fondamentale se innova e aiuta le piccole imprese ad accedere alle best practice e ai partner esteri. Vogliamo consolidare l’Europa e aprirci a nuovi mercati, affrontando temi cruciali come l’IA e la gestione dei diritti.
Tra le novità di formato, APA è molto attenta ai microdramas: perché?
Sono un prezioso laboratorio di innovazione narrativa e produttiva. All’Italian Global Series Festival dedicheremo un concorso e masterclass a questo formato verticale, affiancato alla serialità classica.
Qual è la ricetta per garantire un futuro ai giovani talenti?
Servono finanziamenti strutturali dell’industria e strumenti concreti di raccordo tra università e impresa per costruire canali di accesso non occasionali. I festival territoriali sono un buon esempio, poi però serve l’istruzione pubblica di eccellenza per fare rete e dare spazio al merito.