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E se la danza fosse solo un modo per rendere visibile l’invisibile, anche solo per un istante, prima che scompaia di nuovo? È da questa domanda che prende forma Invisible, ultima coreografia dell’artista italiano Andrea Salustri, vincitore del Bando nazionale della Biennale Danza dedicato alle nuove coreografie.
Un’indagine sul potenziale creativo della materia inanimata attraversa il lavoro di Salustri, artista romano di nascita e berlinese d’adozione che ha costruito il proprio linguaggio ai margini delle discipline: dalla strada, attraverso il contact juggling e il lavoro con il fuoco, fino alla danza e alla coreografia presso la HZT di Berlino. Un percorso che fa della contaminazione il proprio asse centrale, intrecciando corpo, oggetti e teatro visivo in dispositivi scenici che interrogano la materia stessa e la sua capacità di esistenza.
«Danzare con l’aria e la luce significa danzare con l’invisibile. Significa stare al limite di ciò che si può percepire, ascoltare ciò che non ha voce, muoversi con ciò che non si può trattenere», afferma il coreografo. Con Invisible Salustri spinge infatti lo sguardo verso ciò che normalmente sfugge: luce, aria, vento, nebbia, elementi impermanenti che attraversano lo spazio senza mai fissarsi in una forma stabile, ma che lo abitano continuamente.
Produzione de La Biennale di Venezia, lo spettacolo è presentato in prima assoluta alle Tese dei Soppalchi dell’Arsenale il 21 (h. 21.20) e 22 luglio (h. 19).