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In occasione della 61. Biennale Arte, la Fondazione Querini Stampalia presenta Fragile Forces W, nuovo progetto di Thomas De Falco a cura di Clara Tosi Pamphili. Pensato come un’opera espansa tra performance e installazione, il progetto si sviluppa negli spazi della Fondazione con una performance in programma lunedì 18 maggio e una mostra allestita nella Wonder Q della Libreria Giovanni della Querini Stampalia (dal 19 maggio al 14 giugno).
Realizzato tra Stati Uniti e Italia, il lavoro segna una nuova fase nella ricerca di De Falco, costruita attorno alla fragilità intesa non come limite ma come forza generativa, capace di creare connessioni e relazioni in un presente attraversato da tensioni sociali e conflitti. Tra settembre 2025 e gennaio 2026 l’artista ha realizzato a New York le nuove sculture tessili presentate in anteprima a Venezia, concepite insieme a un allestimento site-specific che mette in dialogo corpo, materia e architettura.
Al centro del progetto la pratica tessile assume una funzione insieme plastica e simbolica: lana, seta e lino diventano elementi di una grammatica visiva fatta di intrecci, tensioni e stratificazioni. Volti, fiori, foglie e forme organiche emergono da strutture che evocano protezione e trasformazione, componendo un ambiente immersivo che si muove tra installazione, scultura e paesaggio.
La performance attiva questa materia come una tessitura vivente. I corpi attraversano l’installazione e ne modificano continuamente la percezione, costruendo una narrazione silenziosa in cui identità e differenze si incontrano e si ridefiniscono. Per la prima volta De Falco rinuncia a qualsiasi accompagnamento musicale, scegliendo il silenzio come elemento centrale dell’opera: un silenzio attraversato dai suoni della città e dalla presenza del pubblico, trasformato in spazio di ascolto condiviso.
In dialogo con l’architettura progettata da Carlo Scarpa per la Fondazione Querini Stampalia, Fragile Forces W costruisce una relazione continua tra fluidità e struttura, memoria e trasformazione. Ne emerge un’opera stratificata e immersiva, dove la vulnerabilità si trasforma in energia attiva e la relazione diventa possibilità di immaginare nuovi equilibri.