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Il latte dei sogni

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Dopo averlo quasi tenuto a battesimo nel 2010, Raphael Gualazzi torna sul palcoscenico di Veneto Jazz con il suo bagaglio di swing, jazz, canzone d’autore, opera e colonne sonore: uno stile unico e personale, capace di fondere tradizioni di diverse culture musicali. Classe 1981, dopo gli studi classici al Conservatorio ha sempre sperimentato diversi generi musicali, dando vita ad uno stile personalissimo, tra stride piano, jazz, blues e fusion. Il 10 ottobre al Goldoni il suo concerto è appuntamento di apertura del Venezia Jazz Festival – Fall Edition con una formazione che vede Anders Ulrich al contrabbasso e Gianluca Nanni alla batteria, regalando un raffinato omaggio alla musica acustica spaziando da ispirazioni del repertorio afroamericano a divertissements su celebri temi della canzone italiana e tradizione operistica, così come una selezione delle composizioni dell’artista che raccontano il suo percorso musicale. Non possono mancare, poi, rivisitazioni di alcuni temi scritti da grandi compositori italiani per il cinema. «Mi ha sempre affascinato – spiega Gualazzi – la frase di Carmelo Bene che parlava della necessità di gettarsi nella contraddizione. Siamo già catalogati alla nascita: nome, cognome, aspettative. Per ritrovare autenticità bisogna sporcarsi le mani, metterle nel fango. In generale la forma canzone la vedo come una possibilità di dare concretezza ad un nostro elemento naturale, la parola. Poi a scombinare felicemente i piani arriva la magia dell’improvvisazione e tutto il fascino che questo mondo, come ad esempio il repertorio afroamericano, ci ha sempre insegnato».