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L’Odissi nasce nei templi dello stato di Odisha, nella parte centro-orientale dell’India, e porta con sé un vocabolario gestuale di rigore assoluto: ogni posizione della mano, ogni inclinazione del capo, ogni spostamento del peso ha un significato codificato che risale a tradizioni millenarie. Per la sua Alter Native Biennale il direttore Dafoe ha scelto di portare a Venezia questa forma antichissima di danza indiana invitando Sharmila Biswas, coreografa e danzatrice di Calcutta, con Mischief Dance: A Journey Through Rhythm and Spirit. Biswas appartiene a una genealogia artistica precisa: si è formata sotto la guida di Kelucharan Mohapatra, il leggendario maestro che nel Novecento ha codificato e trasmesso l’Odissi classica portandola sui palcoscenici internazionali. Nel 1994 ha fondato a Calcutta l’Odissi Vision & Movement Centre, centro di ricerca e insegnamento che ha fatto della trasmissione generazionale e dell’esplorazione coreografica i suoi assi fondamentali. Il riconoscimento è arrivato nel 2012 con il Sangeet Natak Akademi Award, il più prestigioso premio indiano per le arti performative. L’Odissi si nutre di spiritualità e di erotismo sacro, una combinazione paradossale all’occhio occidentale ma profondamente coerente nella cultura indiana. Le musiche fondono la tradizione carnatica del Sud e quella indostana del Nord, alternandosi a testi tratti dal Gita Govinda, il poema del XII secolo di Jayadeva sull’amore tra Krishna e Radha come metafora dell’unione tra l’umano e il divino. Il corpo del danzatore non rappresenta: incarna. L’Abhinaya – l’arte dell’espressione – è il cuore della forma, dove tecnica ed emozione diventano inscindibili. Mischief Dance porta già nel titolo una tensione interessante: la “malizia”, il gioco sono attributi di Krishna, il dio che seduce e inganna, danza e provoca. Biswas non rinnega le radici nei rituali del tempio e nelle pratiche delle mahari – danzatrici tradizionalmente consacrate alle divinità – ma le interroga con consapevolezza contemporanea, trasformando il linguaggio classico senza svuotarlo della sua densità spirituale.
18 giugno h. 19
19 giugno h. 18