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Malvasia

SULLE ROTTE DELLE MALVASIE. SENZA CONFINI

sabato
30 Maggio 2026
alle 17:00

Un vino che fa sognare, una rotta per unire. E una storia da raccontare. La Malvasia è il vino che Venezia ha “scoperto” in Grecia e portato con le sue galee e cocche in tutta Europa. Profumato, dorato e spesso dolce, questo nettare di Monenvasia, antica città-porto del Peloponneso, è diventato secoli fa un brand che ha cambiato la geografia anche della Serenissima e ne ha ampliato i commerci fino alle lontane isole dei mari del Nord, diventando una denominazione, forse il primo “brand”, e anche un mito celebrato da poeti e viaggiatori. Si diffuse il vino ma anche la vite, che prese dimora a Creta e in tante altre terre, dall’Italia alla costa dalmata e istriana, dalla Sicilia alla Sardegna a Lanzarote, nelle isole Canarie, tanto che ora si parla di Malvasie. Una varietà nomade ed errante – ne abbiamo trovata anche in Brasile, in Rio Grande do Sul, e chissà che sia in altre terre dell’emigrazione veneta – che nel tempo si è fatta plurale, proprio come l’Europa. Col progetto Sulle rotte delle Malvasie. Senza confini, sostenuto da Bottega spa e Banca della Marca, si vuole raccontare questa storia secolare ripercorrendo in barca a vela e via terra le rotte di questo vino “serenissimo”, raccogliendo le testimonianze di chi oggi ogni giorno continua a far vivere e germogliare quest’avventura, ma anche i sapori, le musiche e i racconti che ha ispirato nel Mediterraneo e oltre. Un viaggio tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Istria e Dalmazia che culminerà a Monenvasia, nel Peloponneso, in Grecia, dove tutto è iniziato secoli fa, quando questa splendida città fortificata che ha ancora “un solo accesso” (il significato greco del nome) divenne uno snodo commerciale cruciale per i veneziani, che qui trovarono il vitigno che divenne il vino dell’Europa nel Medioevo e nel Rinascimento, il loro “oro liquido”. Tante le rotte, tanti i legami e i commerci costruiti nel nome della Malvasia. Un vino particolare e “navigato” che ben sopportava anche viaggi lunghi, come quello che nel 1431 portava il nobile veneziano Pietro Querini, che a Creta aveva feudi e vigne, a esportare 800 botti di Malvasia verso le Fiandre insieme a spezie e cotone. Querini incappò in una tempesta, finì alla deriva nell’oceano Atlantico. Lui e i pochi marinai superstiti della Gemma Querina (il nome della sua barca mercantile, una “cocca”) naufragarono e furono salvati da pescatori delle isole dell’arcipelago norvegese delle Lofoten, 200 chilometri a Nord del circolo polare artico, dove Querini scoprì lo stoccafisso, il merluzzo essiccato, il Baccalà. In un periodo oscuro, con troppa violenza e disprezzo, tante guerre all’orizzonte, celebrare la storia e il piacere delle Malvasie è un’occasione per tornare a guardare al futuro con ottimismo e gioia. “La vite è più antica della storia del Mediterraneo, dovunque c’erano vite e vino buono, si trovavano civiltà e industria, follia e poesia”, così scriveva il grande scrittore Predrag Matvejevic. La vita può essere anche sogno e … Malvasia.

di Maurizio Crema

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