Viene proposta l’evoluzione dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Novanta della pratica artistica di Alighiero Boetti (1940, Torino-1994, Roma), tra i massimi protagonisti dell’arte italiana del dopoguerra. Dall’identità sdoppiata alla costruzione di sistemi aperti, il percorso attraversa opere e serie come Mappe, Ricami e Biro, in cui l’artista definisce regole e strutture lasciando che esecuzione, tempo e collaborazione ne modifichino gli esiti. Ne emerge una pratica coerente che mette costantemente alla prova i propri presupposti, accogliendo caso, ripetizione e autorialità condivisa come forze generative.