Nelle sue opere, tele, carte o dipinti su vetro, Antonello Viola (1966) costruisce un perimetro cromatico in cui la pittura diventa luogo riflessivo di ricerca d’assoluto, mediante un processo di accumulo, stratificazione, sedimentazione. Sovrapponendo velature di colori e poi rimuovendo, raschiando, cancellando, l’artista trasforma l’invisibile in visibile. Nel confronto con Venezia e le sue isole, il lavoro di Viola su vetro accoglie e riprende quel vibrante rapporto tra luce, cielo e acqua che ha caratterizzato per secoli la tradizione pittorica della città, qui affidato all’incontro tra oro, turchese e azzurro su un supporto fragile e trasparente come il vetro.