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Un nuovo spazio dedicato alla ricerca tra arte contemporanea e nuovi media: CIRCUIT apre a Mestre, oltre 100 metri quadri espositivi, quattro spazi commerciali rimasti a lungo sfitti ristrutturati e riqualificati, che diventano luogo sia fisico che teorico per l’esplorazione, la riflessione critica e la resistenza alla trasformazione digitale totalizzante. Mostre, progetti editoriali e iniziative di formazione saranno l’espressione tangibile della piattaforma interdisciplinare fondata nel 2025 da Herwig Egon Casadoro-Kopp (HECK), artista e filosofo austriaco esperto nell’analisi dell’impatto delle nuove tecnologie sulla società e sul mondo dell’arte contemporanea, direttore artistico di CIRCUIT, coadiuvato da un Comitato organizzativo coordinato da Elena Casadoro Kopp, Francesca Fungher e Andrea M. Campo. Il progetto è un laboratorio permanente che indaga le correnti passate e presenti della cultura digitale, con l’obiettivo di diventare un punto d’incontro per chi è interessato alle culture digitali, promuovendo consapevolezza, formazione e offrendo risposte sugli effetti del “digitale” nella vita quotidiana. CIRCUIT vuole essere anche luogo di incontro per la comunità locale e contribuire a riqualificare una zona centrale della terraferma veneziana proponendo un bookshop specializzato, ospitando negli uffici al piano superiore la redazione della rivista e casa editrice art-frame e offrendo un programma di iniziative in progress tra cui presentazioni di libri, talk, rassegne e corsi di formazione sui temi dell’arte contemporanea.
CIRCUIT inaugura i suoi spazi l’11 aprile con la prima mostra interamente ideata e prodotta: SUNBURN, personale di Federica Di Pietrantonio (Roma, 1996), curata da Laura Cocciolillo.
Nove opere in mostra permettono di avere una panoramica ampia e articolata della sua ricerca che attraverso l’intreccio tra pittura, video e installazione indaga le forme di connessione e isolamento che definiscono l’esperienza contemporanea. Nella sua pratica il digitale è un regime di esperienza che attraversa corpi, posture, oggetti, spazi.
Il titolo della mostra, SUNBURN, evoca una condizione ambivalente: esposizione e vulnerabilità, la ‘scottatura’ della pelle non più abituata all’esposizione solare e all’ambiente esterno naturale. È una metafora dell’essere online oggi: costantemente esposti, connessi, irradiati da schermi che illuminano e consumano allo stesso tempo ma lontani dalla luce del sole.
La mostra si configura così come una discesa nelle sottoculture e comunità nate o radicalizzate nell’ecosistema digitale: dagli hikikomori ai gold farmer, da chi sceglie il ritiro sociale a chi abita economie virtuali parallele. Non si tratta però di un’indagine sociologica ma di un attraversamento sensibile di stati di sospensione, veglia, latenza, dipendenza, produttività invisibile.
Il progetto espositivo è accompagnato dall’omonima pubblicazione SUNBURN, edita da art-frame books, collana CIRCUIT.