Una Leica al polso, la pellicola in bianco e nero e Venezia: è da questa pratica essenziale che nasce lo sguardo di Gianni Berengo Gardin, testimone indelebile della quotidianità di Venezia, scomparso ad agosto del 2025. La mostra riunisce trentasei stampe donate nel 2021 alla Fondazione di Venezia, parte della serie La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra (Contrasto, 2018), costruita a partire da un unico punto di osservazione affacciato sull’area di Rialto, lo stesso da cui Pietro Aretino, nel Cinquecento, osservava la vita della città tra la Pescheria, il Ponte di Rialto e il Fontego dei Tedeschi.
Curata da Denis Curti e ospitata a Palazzo Flangini, la mostra alterna regate, scorci urbani, antichi mestieri e momenti conviviali, restituendo una Venezia in parte immutata e in parte trasformata nei gesti e nei costumi. Il bianco e nero, terso e privo di enfasi, evita ogni deriva sentimentale e mantiene una tensione costante tra osservazione e racconto. Ne emerge un insieme coerente di immagini in cui volti, architetture e situazioni quotidiane costruiscono un tempo sospeso, cifra distintiva di una ricerca che resta classica nello sguardo e aperta alla realtà contemporanea.