
82. Venice Film Festival

81. Venice Film Festival

80. Venice Film Festival

79. Venice Film Festival

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Architecture Guide
The Laboratory of the Future

The Biennale Arte Guide
Il latte dei sogni

21 giugno 2025

22 giugno 2024

17 giugno 2023

18 giugno 2022
Irina Zatulovskaya, artista e poeta, attiva sulla scena artistica moscovita a partire dagli anni ’80, è protagonista della mostra Primavera Sacra, a cura di Olga Strada e Anna Sartor, che apre il 2 aprile alla Galleria 200C, Giudecca, con una serie di lavori in cui si è avvalsa di stoffe di varia provenienza, alcune delle quali veneziane. «L’estetica di Zatulovskaya – scrive Anna Sartor – si caratterizza per l’uso e l’ostensione di materiali poveri come il ferro, il compensato, la pietra ed altri oggetti privati della loro funzionalità, operando così una scelta radicale non solo sul piano estetico ma anche etico. L’ethos si manifesta nell’abbandono della tela che, con il suo candore artificiale, è percepita come eccessivamente bella e pertanto inadatta a descrivere la nostra realtà. Adottando lo scarto, Zatulovskaya non solo esprime la libertà di affrancarsi dalle forme che hanno già assolto il loro fine (le tele bianche), ma compie al contempo una scelta morale: non è tanto l’elemento estetico ad essere enfatizzato, quanto l’elemento etico a partire dal quale l’artista ci obbliga ad osservare la realtà attraverso il prisma della virtù e della verità, senza le quali la bellezza non è possibile».
La sua ricerca formale si fonda sulla rappresentazione del quotidiano: un universo creativo in cui si condensano l’eredità nazionale delle Avanguardie e le ricerche dei non-conformisti, in un dialogo con le tradizioni dell’icona e dell’arte popolare russe.
Nata a Mosca il 25 aprile del 1954, Irina Zatulovskaya ha cominciato a disegnare in giovanissima età e si è diplomata all’Istituto Poligrafico di Mosca. Nel 1979 entra a far parte dell’Unione degli Artisti sovietici, da cui viene allontanata pochi anni dopo a causa di un ritratto considerato una falsa rappresentazione dell’uomo sovietico. Da qui sviluppa la sua identità artistica in netta contrapposizione al sistema ufficiale. Seppur figurativa la sua arte si inserisce in una tradizione profondamente diversa da quella accreditata. Un figurativismo intimo e quotidiano che si colloca nel filone del primitivismo russo di Larionov e Goncharova.