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Berggruen Arts & Culture e Berggruen Institute Europe presentano alla Casa dei Tre Oci la nuova mostra di Joseph Kosuth, pioniere dell’arte concettuale americana. Con The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero (“Il valore di scambio del linguaggio è sceso a zero”), curata da Mario Codognato e Adriana Rispoli, l’artista invita lo spettatore a riflettere sul ruolo del linguaggio nell’arte e nella vita quotidiana, mostrando come significato, contesto e percezione siano inseparabili.
All’ingresso, l’imponente opera A Chain of Resemblance (2026) prende forma come un’architettura di luce e parole ispirata a Michel Foucault. Il testo si dispiega nello spazio in una struttura visiva e concettuale, evidenziando come il linguaggio non sia mai neutrale, ma sempre plasmato dall’ambiente, dalla storia e dalla ricezione dello spettatore. Qui la parola diventa esperienza e l’osservatore è subito coinvolto in un dialogo tra testo, spazio e riflesso personale. Il percorso espositivo prosegue presentando i lavori pionieristici di Kosuth risalenti agli anni Sessanta, tra cui la celebre One and Three Mirrors (1965), dove il significato si costruisce nella relazione tra immagine, oggetto e testo, e in cui lo spettatore diventa parte dell’opera attraverso il proprio riflesso. Accanto a questi, sono presentate opere come The Fifth Investigation (1969), Text/Context (1978-1979) e Where Are You Standing?, un poster creato per la Biennale del 1976 dal collettivo International Local, composto dallo stesso Joseph Kosuth, da Sarah Charlesworth e da Anthony McCall. In città, il manifesto pubblico The Seventh Investigation (1970) coinvolge passanti e residenti, estendendo l’indagine concettuale di Kosuth sul linguaggio e sulla comunità oltre le mura della Casa dei Tre Oci.
Quello di Joseph Kosuth con la città lagunare è un legame di lunga data. Ha partecipato a otto edizioni della Biennale Arte e realizzato installazioni permanenti come The Material of Ornament alla Fondazione Querini Stampalia e To Invent Relations (For Carlo Scarpa) nell’Aula Magna Mario Baratto dell’Università Ca’ Foscari. Tra il 2021 e il 2025 ha inoltre vissuto e lavorato a Venezia. La sua pratica, sviluppata in oltre cinquant’anni di carriera internazionale, esplora il linguaggio come materiale e strumento di conoscenza, facendo dialogare filosofia, arte e vita quotidiana, costruendo spazi di riflessione in cui il pubblico diventa parte attiva dell’opera.