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Nel 2026 Punta della Dogana dedica una grande mostra a Lorna Simpson, offrendo per la prima volta in Europa un’ampia panoramica della sua pratica pittorica. Realizzata in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York, dove una prima versione intitolata Source Notes è stata presentata nella primavera del 2025, la mostra veneziana è ideata da Emma Lavigne, direttrice generale e curatrice generale della Pinault Collection, in stretto dialogo con l’artista. Il percorso è concepito specificamente per gli spazi di Punta della Dogana e riunisce circa cinquanta opere – dipinti, collage, sculture, installazioni e un film – provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista, comprese opere inedite create appositamente per la mostra.
Emersa a metà degli anni Ottanta per il suo approccio innovativo alla fotografia concettuale, Lorna Simpson (1960, Stati Uniti) ha continuato a interrogare criticamente i meccanismi di costruzione delle immagini, soprattutto nel contesto americano segnato da rappresentazioni razziali e di genere. Dalla metà degli anni 2010, la pittura è diventata per lei un terreno privilegiato di sperimentazione, attraverso cui approfondisce i temi centrali della sua ricerca: la memoria e la sua erosione, le fratture della rappresentazione e l’instabilità delle narrazioni.
La mostra attraversa oltre vent’anni di lavoro, dai dipinti presentati alla 56. Biennale Arte del 2015, curata da Okwui Enwezor, fino alle opere inedite create per Punta della Dogana. Il percorso si articola in nuclei tematici, dalle composizioni attraversate da figure enigmatiche, tensioni politiche e risonanze storiche ai panorami artici, ricreati da archivi di spedizioni, che oscillano tra blu notturni e grigi ghiacciati conferendo una sospensione irreale, fino a una galleria di ritratti e figure femminili maestose ositata nel Cube di Tadao Ando, che esplora la complessità dell’identità e l’ambiguità della rappresentazione.
Da circa quindici anni, il collage occupa un ruolo centrale nel processo creativo di Simpson, testimoniato da un’installazione di circa quaranta opere che mostra la sua pratica di accostamento, slittamento di senso e libera associazione di immagini. Attraverso questa tecnica, Simpson trasforma materiali d’archivio e fonti visive in “source notes” (annotazioni sulle fonti) che ispirano molte delle sue composizioni pittoriche, esplorando memoria collettiva, stereotipi e meccanismi di cancellazione. L’evocazione degli stati della materia e dei fenomeni naturali – acqua, ghiaccio, fuoco, polvere, nuvole – crea un universo instabile e sospeso, favorevole a metamorfosi, temporalità fluide e riflessioni profonde sulla memoria e sull’esperienza umana.